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Insieme per la cultura

BALDISSERO Il paese roerino capitale della cultura sabauda. O almeno della sua programmazione. È questo che si propone Vittorio Sgarbi, neoassessore baldisserese alla “rivoluzione culturale”, convocando, per domani, mercoledì 26 settembre, alle 11, gli “Stati generali della cultura” nel salone polifunzionale baldisserese.

Sgarbi, dopo un confronto con l’assessore regionale alla cultura Michele Coppola, ha lanciato l’invito a tutti i delegati piemontesi. L’idea di una collaborazione culturale che potesse estendersi a tutti i Comuni sabaudi era tra i progetti presentati, insieme al sindaco Cinzia Gotta, dal noto critico d’arte. Obiettivo: definire lo stato della cultura del Piemonte,come punto di osservazione non solo per la produzione artistica del passato ma, soprattutto, per quella del nostro tempo.

«Già come assessore alla cultura del Comune di Milano», spiega Sgarbi, «mi ero riproposto di incontrare i colleghi per trovare con loro occasioni di collaborazione. Oggi, a Baldissero ho una delega singolare, anzi unica, benché collegata alla cultura: quella alla “rivoluzione”, e intendo attuarla, nei limiti consentiti dalla ragione e dalle leggi. Le dimensioni di un’Amministrazione non devono essere limitative delle proposte culturali del luogo. Anche nel più piccolo paese ci può essere un capolavoro, verso il quale l’attenzione può essere potenziata. Se, infatti a Monterchi c’è l’imperdibile Piero della Francesca, a Sommariva Perno c’è un capolavoro del grande e poco conosciuto Martino Spanzotti».

Vittorio Sgarbi a Baldissero.

Sgarbi sostiene di pensare alla rivoluzione rispetto a ciò che ha visto accadere, ciò che ha cercato d’impedire. Chiaro nel linguaggio, va dritto al punto: «Le assurdità che ho vissuto mi fanno pensare che è il momento di cambiare. L’Italia è un’espressione di valori unici che nessuno potrà mai riprodurre. Altri Paesi, grazie alla tecnologia possono anche superarci, ma non potranno mai rifare Leonardo, Michelangelo, Piero della Francesca. Dobbiamo difendere le nostre opere d’arte. La “Rivoluzione” in questomododiventa semplice, non va interpretata a livello intellettuale, deve entrare dentro la nostra vita. Abbiamo centinaia di cappelle del Rinascimento in abbandono, gli edifici storici sono opere assolutamente uniche, che non potranno mai essere ricreate. Perché non prendersene cura? Per quale ragione si è così poco attenti all’irripetibile? In alcuni Comuni sarà sufficiente svelare o sottolineare ciò che è nascosto o poco frequentato».

Il sindaco Cinzia Gotta esprime soddisfazione: «Dopo questo incontro, si potrà capire dove vorremmo e dove potremmo arrivare. Un’occasione unica per capire gli orientamenti e la disponibilità a realizzare quella che potremmo definire una “azione parallela” entro primavera».

Fulvio Lovisolo