Apro. La Procura impugna la sentenza di assoluzione

TRIBUNALE La vicenda Apro non può dirsi conclusa. La settimana scorsa il pubblico ministero Elisa Pazè ha impugnato dinnanzi alla Corte d’appello la sentenza con cui a inizio aprile il Tribunale di Alba ha assolto l’ex amministratore delegato Gianni Desana e l’ex consigliere Domenico Rossetto. La vicenda processuale è stata lunga e complessa; dopo che nel corso della prima udienza il collegio presieduto da Giacomo Marson aveva assolto tutti gli imputati dall’accusa di falso in bilancio, era rimasto in piedi il filone che vedeva Desana e Rossetto chiamati a rispondere di truffa ai danni della Regione e delle Province di Asti e Cuneo, costituitesi parti civili nel giudizio. Per l’accusa, attraverso contratti per la consulenza su corsi di formazione stipulati con la Sei di Torino, i due si sarebbero procurati un illecito profitto di 600.000 euro. Desana era poi chiamato a rispondere di malversazione. Alla sbarra era finita anche la società Apro formazione, difesa dall’avvocato Giorgio Scanavino, che era stata chiamata in causa a titolo di responsabilità amministrativa, per la quale rischiava una sanzione pecuniaria. Nelle settimane scorse i giudici hanno assolto gli imputati perché «il fatto non sussiste». Una pronuncia che non convince la Procura, secondo cui Apro avrebbe dovuto gestire direttamente i corsi di formazione, tenendo così bassi i costi. Ora la parola passerà al giudice di secondo grado. L’avvocato Claudio Simonelli, difensore di Desana, commenta: «Abbiamo appreso con stupore dell’intenzione della Procura di interporre appello parziale dalmomento che la pronuncia del tribunale dava conto in modo esauriente della mancanza di prove circa la responsabilità in capo a Desana e Rossetto. Affronteremo con serenità il giudizio d’appello». Così l’avvocato Roberto Ponzio, che con il collega Andrea De Carlo difende Domenico Rossetto: «Reitereremo le difese già accolte in primo grado. La truffa non si può fondare su presunte anomalie contrattuali ma richiede l’esistenza di artifici e raggiri che qui non sussistono. Il contratto con Sei è stato deciso collegialmente dal Consiglio di amministrazione ed era necessario e utile per far progredire Apro e per raggiungere gli scopi di modernizzazione ed espansione fissati dalla dirigenza della società».

Roberto Buffa