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Le imprese edili chiedono aiuto

CUNEO Nuovi bisogni, meno risorse, troppa burocrazia, difficoltà nell’accesso al credito, problemi di rappresentanza, crollo del mercato e – non ultimo – troppa indifferenza da parte della politica e delle istituzioni. Questi, in estrema sintesi, i problemi emersi lunedì 1° luglio nel corso dell’assemblea annuale della sezione Costruttori edili (Ance) di Confindustria Cuneo.

«Uno degli effetti della crisi è stato quello di produrre il risveglio dell’associato, che è tornato in associazione chiedendo soluzioni, servizi, aiuto – ha esordito il presidente di Ance Cuneo, Filippo Monge – Non è un caso, infatti, che Ance Piemonte abbia convocato provocatoriamente per mercoledì 3 luglio un non-convegno sostitutivo dell’assemblea annuale, riservato ai soli imprenditori e ai media, senza invitare politici e istituzioni».

«L’unico modo per far valere le nostre ragioni è far sapere a tutti come stanno realmente le cose, senza remore né timori nei confronti dei poteri – ha rimarcato il presidente di Confindustria Cuneo, Franco Biraghi – Anche a causa di una legge che elegge i parlamentari sulla base di un listino e non chiede la preferenza agli elettori, i politici hanno perso il contatto con il territorio, non sono più invogliati a conoscere la realtà dei fatti. Per questo dobbiamo urlare per farci ascoltare. Quello che vedo io dall’esterno è un settore vessato dalla burocrazia, che non ha fatto altro che far crescere i costi di costruzione delle opere con il solo risultato di rendere il prezzo finale troppo alto per poter essere sostenuto dal mercato».

Ha aggiunto il presidente del Collegio dei costruttori edili Ance Torino e vicepresidente Ance edilizia e territorio Alessandro Cherio: «Ciò che la politica e l’opinione pubblica spesso non capiscono è che le risorse servono non perché le imprese edili devono lavorare, ma perché strade e case sono un bisogno per i cittadini stessi. Il settore edile a livello nazionale ha perso sette volte il numero di posti di lavoro dell’Ilva di Taranto, ma l’eco mediatico di questo cataclisma non è stato neppure un settimo di quello generato dalla vicenda dell’Ilva. Dobbiamo farci sentire».