PENSIONATI da 20 euro al giorno

L’INCHIESTA Aurora, 72 anni, ha fatto la casalinga per tutta la vita. Dal 2001 percepisce una pensione di invalidità che, al compimento dei 65 anni, è stata tramutata in assegno sociale. «Vivevo con mio marito, anche lui pensionato, in un piccolo appartamento in collina; insieme percepivamo 1.160 euro al mese, 360 io e 800 lui, con cui dovevamo pagare l’affitto, le bollette e fare la spesa. A marzo mio marito è mancato. Ho chiesto la reversibilità della pensione, ma ad aprile è arrivata la brutta sorpresa. Non percepisco più il mio assegno sociale, ma soltanto il 60 per cento della pensione di mio marito, 498 euro al mese, in quanto, in base ai calcoli su base annua, raggiungo quasi 5.500 euro per 13 mensilità, soglia di reddito massimo entro cui è concesso l’assegno sociale. A questo si è aggiunto un debito nei confronti dell’Inps pari a 1.080 euro, corrispondenti alle tre mensilità – gennaio, febbraio e marzo – che ho incassato quando mio marito era ancora vivo. Ora abito con mia figlia, il suo compagno e le mie due nipoti. Spendo quasi tutta la mia pensione per medicine e visite. Nonostante mi senta di troppo, non ho alternative».

La storia che abbiamo raccontato non è un caso isolato. Dieci italiani in pensione su cento vivono con una pensione davvero bassa – nemmeno venti euro al giorno –, mentre le disparità di trattamento si fanno sempre più profonde.

In Piemonte, secondo i dati dell’Osservatorio statistico Inps (Istituto nazionale della previdenza sociale) elaborati dall’Ufficio studi pensionati Cisl di Cuneo – vedi tabelle di questa pagina –, la media del milione e mezzo circa di pensioni erogate arriva a 925 euro al mese, ma sono quasi 200 mila gli assegni a poco più di 400 euro. In provincia di Cuneo sono invece pensionate 203 mila persone, ma la media dell’importo scende a 825 euro, con oltre 24 mila anziani a 420430 euro al mese e 42.599 a 545 mila circa. Significa che 67 mila cuneesi sbarcano il lunario con meno di venti euro al giorno, anche se sono 127 mila quelli che introitano almeno mille euro al mese.

Sono infine 24.889 nella Granda le pensioni che superano i 1.500 euro lordi al mese di cui 6.377 nella zona di Alba, Langhe e Roero. Si tratta di pensioni che dal 2011 non sono state adeguate all’inflazione e, come previsto dalla legge di stabilità 2013 approvata a fine 2012 dal governo di Mario Monti, resteranno bloccate anche nel 2014 (il blocco si prevede per importi inferiori ai 3.000 euro lordi al mese).

Al contrario, per coloro che sono titolari di pensioni che superano i 90 mila euro l’anno lordi, ossia 6.400 euro lordi al mese per 14 mensilità, la recente sentenza numero 116 del 2013 della Corte costituzionale ha dichiarato l’illegittimità della normativa che – a decorrere dal primo agosto 2011 e fino al 31 dicembre 2014 – aveva previsto un contributo di perequazione; l’Inps ha quindi interrotto nelle scorse settimane l’applicazione della trattenuta e sta, anzi, provvedendo alla restituzione dell’importo. Scelte che non possono che incrementare i malumori tra chi appare sempre più ricco e chi sempre più povero.

Manuela Anfosso

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