L’uomo che chiese aiuto via radio nel ’94

LA STORIA «Ho comunicato tutta la vita con l’alfabeto Morse, era il mio modo per dialogare con il mondo, senza conoscere le lingue. Usare il microfono non mi è mai piaciuto, ma quella notte fu inevitabile».

“Quella notte” è la notte tra il 5 e il 6 novembre 1994, quando Alba finì sott’acqua. Ore drammatiche che il radioamatore guarenese Luigi “Gino” Portonero, a 21 anni di distanza, non ha dimenticato: «Alba era completamente isolata, le comunicazioni erano interrotte, l’unico modo per interloquire era utilizzare la radio. La mia casa a Guarene era il luogo ideale. Le notizie si rincorrevano e io smistavo le richieste di aiuto da Alba e Alessandria a Torino e Cuneo». “Quella notte” Gino la passò insonne, «nonostante la tragicità del momento, conservo un ricordo indelebile di quelle ore frenetiche, perché mi sono sentito utile e avevo la consapevolezza di fare tutto ciò che era in mio possesso per aiutare la mia gente».

Utile al punto che Gino sarà premiato dal sindaco di Alba Enzo Demaria per il ruolo svolto nel permettere alla città di comunicare l’alluvione. Per capire il personaggio di Luigi Portonero, radioamatore per passione, riparatore (antesignano di quel “repairman” riportato in auge dall’omonimo film del 2013) per vocazione, può essere utile partire da un articolo a firma Paolo Stacchini, pubblicato da Gazzetta nel 1988 dal titolo: “Gino, una vita per l’elettronica”. Una passione che sarà l’anima del Museo dell’elettronica in allestimento nella Pinacoteca di Guarene.
«Sono nato nel 1930, a quattro anni ebbi la mia prima esperienza con l’elettricità prendendo la scossa da una presa elettrica. Era quella la mia strada. Grazie alla generosità del conte Rebaudengo ho continuato le scuole, completando i tre anni di avviamento e i due di specializzazione, in elettromeccanica». Finita la scuola, Portonero collabora con Gege Cocito anch’egli guarenese e lo aiuta a realizzare il rivelatore per la misura dell’intensità luminosa emessa dagli astri. Seguono anni di studio da autodidatta con un chiodo fisso, «l’elettronica».
Gino diventa bravo al punto da classificarsi primo tra i telegrafisti della Marina militare e da essere cooptato dai servizi segreti italiani per lavorare in una stazione dove si intercettavano le comunicazioni degli americani e degli jugoslavi, a Monterotondo. Dopo essersi congedato nel 1953 Portonero inizia a lavorare a Biella dove conosce la moglie, anche lei di origini guarenesi. Quello che nessun altro riesce a riparare, Gino lo aggiusta, dilettandosi anche nel realizzare radio e televisioni recuperando pezzi di radar o di macchinari dismessi. Nonostante le 85 primavere, la passione di Gino rimane la stessa: «Ancora adesso sa cosa sogno? Come riparare gli elettrodomestici».

Marcello Pasquero