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L’Ue conferma: troppo alta l’Iva sul tartufo

TARTUFO Torna d’attualità il tema della tassazione a cui è assoggettato il tartufo in Italia. La petizione presentata all’Ue dall’europarlamentare Alberto Cirio insieme al Comune, al Centro nazionale studi tartufo, all’Ente fiera internazionale del tartufo e all’Aca è stata infatti giudicata ammissibile dalla Commissione continentale: un responso ipotizzabile alla luce delle dichiarazioni in linea con il pensiero albese rilasciate dal presidente europeo Martin Schulz durante l’inaugurazione dell’ultima Fiera.

«Al termine dell’istruttoria», come riferisce l’avvocato che ha redatto la petizione, Roberto Ponzio, «potrebbe essere avviata una procedura di infrazione comunitaria nei confronti dell’Italia volta a sanare la discriminazione che danneggia il tartufo italiano, tassato al 22 per cento, contro un’aliquota tra il 4 e il 10 per cento dei Paesi che lo considerano come un prodotto agricolo». La chiave, per Cirio, sta proprio nel cambiare la natura giuridica del tartufo in quella di prodotto della terra spontaneo. «Significherebbe garantire la libera ricerca, assoggettarlo a un’Iva più bassa e avere la possibilità di accedere ai fondi europei del Psr, tutto questo semplicemente adeguando l’attuale legge allo scenario europeo e senza dover ricorrere a una nuova».

Oltre agli albesi si è rivolto a Bruxelles anche un imprenditore di Acqualagna (Pesaro-Urbino). Stanco di dover pagare la doppia Iva (sull’acquisto e sulla vendita dello stesso tartufo) l’imprenditore marchigiano ha sollecitato l’intervento della Commissione europea, la quale, spinta anche dalla petizione proveniente dal capoluogo delle Langhe, ha chiesto dei chiarimenti al Governo ricorrendo al cosiddetto “pilot”, sistema europeo per rispondere rapidamente alle denunce presentate da cittadini e imprese.

Ora l’Esecutivo del premier Matteo Renzi dovrà replicare proponendo soluzioni per risolvere il problema e non incorrere in sanzioni.

Enrico Fonte