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Compie 120 anni il museo Federico Eusebio di Alba

PROGETTI Dalle sale per i grandi fossili al Giardino di archeologia fino ai nuovi percorsi tattili
Il museo Federico Eusebio festeggia 120 anni. Il 21 giugno 1897 il Consiglio comunale diede allo studioso di origine govonese, allora professore all’Università di Genova, l’incarico di raccogliere e allestire in un’unica sede – il liceo Giuseppe Govone – i reperti raccolti fin dai tempi del barone Giuseppe Vernazza e altri disseminati in molti luoghi diversi, dal porticato della stessa scuola progettata da Giorgio Busca ai magazzini comunali. In due anni i pezzi sistemati intorno alle steli di Didivus Vicarius e Caio Cornelio Germano superavano i mille. Ma solo nel 1976 per il museo civico, arricchitosi della sezione naturalistica, fu trovata nell’ex convento della Maddalena una sede adatta a contenere le raccolte, poi ristrutturata circa quindici anni fa, con una migliore sistemazione della sezione romana e soprattutto il materiale relativo alle epoche precedenti l’arrivo dei Romani.

Venerdì 9 l’inaugurazione delle sale per i grandi fossili

I 120 anni non saranno per il museo albese l’occasione per celebrare il passato, ma per guardare al futuro. «Proporremo qualcosa ogni settimana, da venerdì 9 giugno, quando saranno inaugurate le nuove sale dedicate ai Grandi mammiferi fossili, il percorso tattile e il Giardino di archeologia sperimentale. Oltre alla mostra curata da Oreste Cavallo in omaggio al botanico albese Carlo Bertero», dice la direttrice, Luisa Albanese. La balenottera di Alba e il mastodonte di Verduno – ribattezzati Olga e Proprò con un concorso scolastico – avranno la loro disposizione definitiva al primo piano. È la conclusione di un’operazione di recupero e restauro che ha vissuto anche momenti dolorosi, come la dispersione di parte del mastodonte procurata da operazioni di scavo sul greto del fiume, ma che ora restituisce al museo uno spazio importante dedicato alla paleontologia.

Se quello della balenottera e del proboscidato è un esempio di musealizzazione classica, i percorsi tattili sono un progetto nuovo, redatto e curato insieme al museo da Marco Mozzone, che guida l’associazione Ambiente e cultura. Quindici reperti sono stati scansionati e stampati in tre dimensioni in scala uno a uno e dotati di etichette adesive leggibili da tablet e telefoni: con un’applicazione gratuita gli apparecchi recitano la didascalia audio dell’oggetto e della sala che lo ospita. «Il percorso tattile, inizialmente pensato come sostegno per i visitatori con difficoltà alla vista, ha mostrato potenzialità per ogni categoria di pubblico, a iniziare dagli alunni delle scuole. È diventato una sorta di potenziamento delle visite, con un ribaltamento del luogo comune: il reperto si può toccare, anzi, si deve», spiega Mozzone.

Sabato 17 si aprirà il percorso tattile

Dopo l’inaugurazione, la prima visita tattile è in programma per sabato 17 giugno. Per i visitatori stranieri, le teche sono state dotate di etichette con un codice Qr grazie al quale i dispositivi portatili possono riprodurre la traduzione in inglese delle didascalie.
Al Giardino di archeologia sperimentale – tra la scuola media Vida e corso Michele Coppino, dove sono visitabili i resti di una torre della cinta muraria e un ambiente d’uso militare d’epoca romana – sabato 10 giugno sarà proposto a ragazzi e famiglie uno scavo simulato. Il museo e Ambiente e cultura hanno allestito – con l’aiuto di richiedenti asilo – una riproduzione di lavori archeologici avvenuti nell’Albese e di una capanna del Neolitico. All’attività hanno partecipato, nei mesi scorsi, numerose classi delle scuole cittadine. Il 24 giugno è in programma “Il museo a occhi chiusi”, viaggio nei profumi dell’antichità. Per informazioni e prenotazioni è possibile telefonare al numero 339- 73.49.949 o consultare il sito www.ambientecultura.it).

I progetti portati a termine sono, per Luisa Albanese, «non un punto d’arrivo, ma di partenza. Federico Eusebio credette molto nel museo di Alba. È passato molto tempo ma la sfida rimane sempre la stessa: stare al passo con la ricerca e riuscire a esporre le nuove scoperte».

Paolo Rastelli