La figura di Maria Maddalena tra antichità e postmoderno

INCONTRO Teologi, critici d’arte e storici coordinati da Edmondo Lupieri
Santa di speciale rilievo, Maria di Magdala è tra le donne seguaci di Gesù di Nazareth che, nei Vangeli, assistono alla sua crocifissione e alla deposizione del suo corpo, per recarsi poi al sepolcro, trovandolo vuoto. Attraverso i quattro libri, la presenza della Maddalena acquista una definizione e una funzione narrativa e testimoniale più ampia e calibrata, culminante, in Matteo e Giovanni, nella decisiva visione del Signore risorto, e nell’ingiunzione di annunciarne appunto la risurrezione ai discepoli. Una figura che balza in primo piano, dunque, in passaggi fondamentali del racconto relativo a Gesù Cristo; e che nelle tradizioni cristiane «cresce, cambia, interagisce con altre, si trasforma adattandosi a luoghi, epoche, interessi diversi e non sempre o solo spirituali o di Chiesa, ma talora legati a bramosie di potere o all’eterno desiderio di denaro», scrive nella sua introduzione Edmondo Lupieri, curatore di un nuovo libro sulla Maddalena che si incarica non di ritrovare il personaggio reale (quella Maria è «forse perduta per sempre»), ma quello letterario, seguendone la costruzione e l’evoluzione lungo venti secoli, fino «alle sue molteplici immagini di oggi».

Una sposa per Gesù. Maria Maddalena tra antichità e postmoderno, da poco uscita nella collana Frecce dell’editore Carocci, è un’opera di indagine storica ambiziosa per respiro (344 pagine, più 56 tavole a colori fuori testo) e i tantissimi ambiti esplorati: dai racconti evangelici alla narrativa apocrifa; dalla letteratura gnostica alle interpretazioni dei Padri della Chiesa; dal culto e l’agiografia medievali agli studi critici contemporanei; fino ad attraversare il «sottobosco» variegato e pulsante dei nuovi movimenti religioso-spirituali degli ultimi due secoli, e a soffermarsi su quattro opere cinematografiche contemporanee, significative della vitalità e della persistenza di alcune mitizzate caratterizzazioni della Maddalena; senza scordare la notevole sezione dedicata all’iconografia della santa nelle arti visive e plastiche.

Edmondo Lupieri, già storico del cristianesimo nelle università italiane e da anni docente di teologia alla Loyola University di Chicago, ha coordinato un gruppo di 13 studiosi (storici, teologi, critici) che, con chiarezza di intenti ed esposizione, ha esaminato, spaziando dalle prospettive accademiche alla cultura popolare, l’elaborazione di immagini che accettano (e accentuano) archetipi diversi e leggendari di Maria di Magdala: ora la “versione” della prostituta pentita, ora quella della penitente, ascetica ed estrema (una sorta di Battista al femminile), ora di moglie-amante di Gesù.

Sono modelli culturali penetrati, e tuttora residenti, nell’immaginario popolare: e se la riforma liturgica cattolica del 1969 ha messo a fuoco l’“identità” della Maddalena, distinguendola da quella della prostituta redenta così come da altre sovrapponibili (e nei secoli anche autorevolmente sovrapposte) Marie dei racconti evangelici, questa e altre rappresentazioni continuano ad abitare, se non ispirare, romanzi, pièce di teatro, film e serie televisive di maggiore o minore qualità e plausibilità (dal caso dello «pseudoscientifico» Dan Brown, fino alla «bieca ignoranza, sempre al limite della malafede, di prodotti recenti e di ambiguo successo mediatico», annota Lupieri, come «l’ennesimo Lost gospel, la cui sola menzione è già troppo»).

Edmondo Lupieri, che ha forti legami familiari a Serralunga, sarà in Italia nei prossimi giorni per un ciclo di presentazioni del libro: sabato 13 gennaio ne terrà una ad Alba, alle 18, nella sede dell’associazione Alec (in via Maestra 30, secondo piano), in un incontro aperto al pubblico organizzato con la libreria San Paolo e moderato dal direttore di Gazzetta, don Giusto Truglia.

Edoardo Borra