Ci sono più vigneti, ma la produzione cala

Joe Bastianich testimonial del Barolo 2012 2

VINO L’annata 2017 ha dato i suoi responsi quantitativi. Finora hanno tenuto banco i temi climatici e gli eventi atmosferici anche sopra le righe che hanno segnato il 2017. La scorsa settimana abbiamo analizzato i dati economici su Piemonte e Italia, evidenziando cali produttivi rispettivamente del 19,8% e del 23%. Stavolta, tocca al territorio di Langa e Roero, con i dati diffusi dal consorzio Barolo Barbaresco Alba Langhe e Dogliani. Da questa analisi sono esclusi Roero, Roero Arneis, Asti e Moscato d’Asti e Piemonte, tutelati da altri consorzi.

Esaminiamo la situazione di dieci vini, quattro dal Nebbiolo (Barolo, Barbaresco, Nebbiolo d’Alba e Alba), tre dal Dolcetto (Dolcetto d’Alba, Dogliani e Diano d’Alba) e poi Barbera d’Alba, Verduno Pelaverga e il grande arcipelago della Doc Langhe. La tabella sotto ci permette di sviluppare due tipi di valutazioni: la superficie vitata e la produzione effettiva.

Il potenziale viticolo. In linea con ciò che è successo nella realtà piemontese, anche in Langa e Roero sono cresciuti gli ettari vitati tra il 2016 e il 2017. Globalmente sono stati 246 in più, poco meno del totale incremento regionale (circa 300 ettari). Gli unici vini a segnare il passo sono i tre prodotti con il vitigno Dolcetto: la flessione maggiore, sia in numero che in percentuale, è a carico del Dolcetto d’Alba.
Tra i Nebbioli, l’incremento maggiore spetta al Nebbiolo d’Alba, seguito da Barolo e Barbaresco. Prosegue lo sviluppo della grande Doc Langhe e anche in questo caso un deciso contributo all’aumento viene dal Langhe Nebbiolo. Cresce ancora il patrimonio viticolo del Verduno, ma con ritmi più moderati, nello stile classico di questo vino, che non ama le esagerazioni.

La produzione 2017. Il segno meno caratterizza tutte le denominazioni, con la sola esclusione del Barolo. Globalmente, rispetto al 2016, mancano all’appello circa 5 milioni di bottiglie (-7,8%). Tale flessione è inferiore a quella regionale e nazionale e ci sono ragioni ben precise: la grande vocazione viticola dell’area e l’alta professionalità di viticoltori e tecnici che hanno affrontato con efficacia un dato ambientale tutt’altro che favorevole.  Un’altra ragione sta nella lunga e generalizzata tradizione di intervenire nel vigneto con i diradamenti estivi, che hanno ridotto nel tempo le differenze quantitative tra annata e annata. Per i vini del Nebbiolo va anche sottolineato il valore del vitigno, che si è saputo adattare con autorevolezza alle condizioni climatiche 2017.

Venendo ai dati dei singoli vini, spicca la mancanza di una riduzione nel Barolo e anche qui si possono fare alcuni ragionamenti: da un lato può aver influito l’aumento della superficie vitata, ma non va sottovalutato il fatto che la sua area è meno calda rispetto alle zone del Barbaresco e del Roero. Anche per questo il Nebbiolo da Barolo si raccoglie una settimana dopo gli altri due. La riduzione particolarmente forte del Barbaresco (-12,3%) va imputata anche alla grandinata precoce che ha colpito verso Pasqua la zona tra Barbaresco, Neive e Treiso. Il dato produttivo del 2017 è il più basso dal 2006.
Infine, la forte riduzione della Doc Langhe dipende anche dal fatto che i produttori, in un’annata così scarsa, hanno privilegiato le denominazioni di primo livello rispetto a quelle di territorio.

Giancarlo Montaldo

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