Dopo l’apprezzato Carlevè nella Famija albèisa s’apre il confronto sul suo futuro

ALBA Per la Famija albèisa oggi ha senso esistere? È questa la domanda su cui si sono interrogati soci e amici dell’associazione, fondata nel 1955.
È giunto il momento di mettersi in discussione e di pensare a nuove iniziative al passo con i tempi, come spiega il presidente Antonio Tibaldi: «La Famija è nata in una città molto diversa da quella di oggi. Se negli anni ’50 erano poche le associazioni attive nel tempo libero e nel sociale, oggi sono tantissime e in alcuni casi perseguono fini molto simili ai nostri. Abbiamo assistito a un calo dei nostri soci: in passato abbiamo raggiunto quota 1.200, oggi siamo all’incirca 750. Dobbiamo recuperare il tempo perduto e rinvigorirci con nuove iniziative».
Durante le riunioni promosse per affrontare la questione le proposte non sono mancate. C’è chi, per esempio, ha posto l’accento su una maggiore apertura ai giovani e alle scuole, attraverso concorsi musicali o artistici, l’organizzazione di corsi ed eventi all’interno della sede della Famija, oggi poco vissuta dalla cittadinanza.
Altri hanno anche avanzato l’idea di coinvolgere gli stranieri, dal momento che sono a tutti gli effetti albesi. In generale, è stata evidente la necessità di migliorare l’aspetto comunicativo, in modo da far comprendere la realtà dell’associazione anche a chi non ne fa parte o ne conserva un’immagine sbiadita dal tempo.
«Di recente è stato molto apprezzato il nostro Carlevè benèfich. Dopo anni in cui non lo proponevamo, abbiamo organizzato il ballo dei bimbi e c’è stata una grande partecipazione delle famiglie: è il segno che, con le giuste iniziative, la nostra realtà continua a coinvolgere gli albesi», conclude Tibaldi.
Per quanto riguarda la parte istituzionale dell’associazione, il prossimo appuntamento è l’assemblea del 29 marzo, quando un terzo dei quindici consiglieri verranno confermati o rinnovati.
Francesca Pinaffo