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Scopriamo il significato del termine piemontese “Ribòta”

ABITARE IL PIEMONTESE

Ribòta: Festa, bisboccia, baldoria, celebrazione conviviale mangiando e bevendo in compagnia

La festa possiede una forza conservativa e rigenerativa, i suoi simboli fondanti si aggiornano costantemente, in linea con le trasformazioni economiche, sociali e culturali del contesto cui si adegua. Coniuga tradizione e innovazione, mescolando in maniera creativa passato e presente, innestando nuove valenze su vecchi modelli, attribuendo nuovi significati a simboli del passato.” Queste sono le parole di chi ha voluto analizzare quella che possiamo definire l’antropologia della festa.

Volendo fare un excursus sull’origine della parola ribòta possiamo attingere dal francese antico, dove riber è un verbo che indica il vivere licenziosamente e il ribaut/ribault è il cosiddetto crapulone, ovvero un mangiatore e bevitore smodato e vizioso, persona dedita ai bagordi e amante delle gozzoviglie. Riboté, infatti ha il significato di gozzovigliare e l’occitano riboto vale per pranzo abbondante in compagnia di amici.

Festeggiamenti, buon umore e bagordi, per non parlare di sbronze, strimpellate e canti post-brindisi, improvvisazioni spettacolari ed epici schiamazzi. Tutto ciò si riassume con una sola, emblematica, parola piemontese: “ribòta”, una festa dove non devono mancare anzitutto le persone, e con loro il buon umore, l’appetito e la sete. Le occasioni per fare ribòta sono innumerevoli: festa patronale, cena di leva, raduno degli alpini e diversi altri momenti che meritano d’essere celebrati. Ecco, cosa è la ribòta: una celebrazione festaiola all’insegna della convivialità, un bisogno insito dell’essere umano.

Accanto a quelle strettamente legate alla tradizione del nostro paese, alcune volte travisate, spuntano feste sempre nuove, funzionali alle esigenze dei fruitori, che molti considerano invenzioni gratuite, legittimate solamente da finalità turistiche, commerciali o comunque sottoculturali: feste che sembrano non avere un significato intrinseco o un solido passato e di cui non si trova traccia né nel calendario religioso né in quello contadino.

Paolo Tibaldi