Alex Da Silva ritrae i volti delle persone a Ceresole

L’INTERVISTA   Alexandre Carlos da Silva Barbosa Andrade, o più semplicemente Alex Da Silva, è un pittore astratto espressionista di fama internazionale. Le sue opere sono state esposte in tutto il mondo e valgono fino a decine di migliaia di euro. In questi giorni è a Ceresole e dipinge nella chiesa della Madonna dei prati che il Comune gli ha messo a disposizione come laboratorio.

Alex, parlaci di te. «Sono nato il 16 aprile 1974 a Luanda, in Angola, ma ho vissuto fino a 19 anni a Capo Verde, Paese d’origine dei miei genitori. Mi sono diplomato con lode a Rotterdam e ho un master dell’accademia di Groningen. Oggi mi divido tra Capo Verde e l’Olanda».

Cosa puoi dirci della tua carriera? «Ho avuto la fortuna di esporre in tutto il mondo, ad esempio a Dubai, a Dakar, in Norvegia, a Lisbona e a Mosca. A Rotterdam è stata installata una mia scultura sulla schiavitù, la Slavernijmonument, lunga nove metri e alta cinque. Di solito, dipingo su superfici molto grandi: mi piace rappresentare la condizione umana, frutto della vita e dei viaggi, disegnando i contrasti e le contraddizioni».

Cosa ti ha portato in Italia? «La mia amicizia con padre Ottavio Fasano. Ci siamo conosciuti un anno fa, quando ho fatto un lavoro per la sua missione a Capo Verde. Poi mi ha proposto di venire a disegnare in Italia e grazie ai suoi contatti sono finito qui, a Ceresole. Il Comune mi ha messo a disposizione la chiesetta e i Cavalieri del Roero mi offrono vitto e alloggio. Sono arrivato il 18 settembre e ripartirò il 7 novembre».

A cosa stai lavorando? «Sono impegnato intensamente, visto il poco tempo. Sta diventando un’esperienza importante. Non conosco nessuno e non parlo italiano: questo mi garantisce un buon grado di solitudine che mi aiuta a riflettere, quasi come fosse un esercizio spirituale. E poi è, e sarà, anche un esercizio di tecnica pittorica. Perché disegno tutto in piccolo rispetto ai miei standard: le tele sono alte al massimo un metro. A portarmi a questa riduzione fisica è stato l’ambiente stesso. Il paese è piccolo e questa stupenda chiesa è piccola e delicata. E io ho voluto adattarmi. Infine farò solo ritratti: delle persone che incontro, dei loro sguardi incuriositi nel vedermi. Non dipingerò paesaggi, anche se ce ne sono di molto belli, perché quelli li possono vedere tutti da foto e video su Internet. Io colleziono tanti volti in modo che, nell’esporli, si possa creare un dialogo di sguardi».

Metterai in mostra i tuoi lavori? «Forse. Probabilmente ad Alba in occasione della Fiera. Ma non so ancora la data e il luogo precisi. Se ne sta occupando padre Ottavio: io, per ora, penso solo a dipingere».

Padre Fasano spiega così l’importanza della visita di Alex: «Gli ho chiesto di venire in Italia per creare un ponte culturale. Ho voluto che mi portasse l’Africa in casa per dimostrare che quel continente non è soltanto povertà e bisogno. È anche, e soprattutto, una risorsa; è cultura e apertura. Per questo sono in contatto con gli organizzatori della Fiera. Esporre Da Silva significa esporre un mondo che c’è, esiste e cresce. Anche se noi, spesso, non lo vediamo».

Andrea Audisio