Quota 100: ci provano duemila piemontesi

Il nuovo meccanismo che consente di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi è ora in attesa di essere convertito in legge: c’è chi ne è entusiasta e chi invece no

PENSIONE Dopo l’avvio delle procedure a fine gennaio, in tutta Italia è pioggia di domande per accedere a Quota 100, il nuovo meccanismo che consente di andare in pensione con almeno 62 anni di età e 38 anni di contributi versati. Varato dal Governo gialloverde con il decreto numero 4 del 2019 – lo stesso che contiene il reddito di cittadinanza –, è stato pubblicato sulla Gazzetta ufficiale lo scorso 28 gennaio, in attesa di essere convertito in legge entro 60 giorni. La misura è innovativa rispetto alle altre forme pensionistiche esistenti e ha riscosso un grande interesse, come dimostra l’aumento progressivo delle domande.

Secondo l’ultimo aggiornamento diffuso dall’Inps (Istituto nazionale per la previdenza sociale), che fotografa la situazione al 13 febbraio, sono 42.397 le domande pervenute. In testa ci sono le regioni del Sud e le isole, con poco più di 17mila richieste, seguite dal Nord e dal Centro. Tra quelle settentrionali, il maggior numero di domande proviene dalla Lombardia (3mila), seguita da Veneto ed Emilia-Romagna (2.500). Il Piemonte è al quarto posto della classifica, con 2.161 domande presentate entro il 13 febbraio. Per quanto riguarda le regioni del Centro, in testa c’è la Toscana con 2.797 domande, seguita dall’Abruzzo con 1.459 domande. Ma è in Meridione che le cifre salgono: 4.901 richieste pervenute dalla Sicilia, 3.435 dalla Puglia e 2.185 dalla Campania, seguite da Sardegna, Calabria, Basilicata e Molise. Interessanti anche le caratteristiche dei richiedenti, a partire dall’età: 19.848 hanno tra i 63 e i 65 anni, 13.851 hanno meno di 63 anni e 8.698 sono over 65. La maggior parte sono uomini: poco più di 33mila, mentre le donne sono appena 9.345 (in genere, hanno meno contributi). Così come è indicativa la suddivisione per tipologie di lavoratori: in testa ci sono i dipendenti (16.510), seguiti dai pubblici (13.950), dagli artigiani (3.429) e dai commercianti (3.424). Non raggiungono le mille domande i coltivatori e chi lavora in ambito sportivo o nel mondo dello spettacolo.

Secondo i calcoli del Governo, sono almeno 300mila i lavoratori che potranno lasciare il posto grazie a Quota 100. Fondamentale è aver raggiunto i 62 anni di età e i 38 anni di contributi entro il 31 dicembre del 2021, dal momento che si tratta di una forma sperimentale valida dal 2019 al 2021. Chi raggiunge i requisiti entro la data prevista, però, acquisisce il diritto a pensionarsi anche successivamente, dal momento che ha già maturato il diritto. Per rafforzare l’ingresso nel mercato del lavoro dei giovani, è stato ripristinato il divieto di cumulo tra reddito da lavoro e pensione fino al raggiungimento dell’età per la pensione di vecchiaia, fissata a 67 anni circa. È ammesso solo il cumulo con redditi di lavoro autonomo occasionale entro un massimo annuo di 5mila euro. Per il raggiungimento dei 38 anni di contributi è valido qualsiasi tipo di contribuzione. Ma per i dipendenti del settore privato, è necessario aver maturato almeno 35 anni di contributi effettivi, a esclusione dei periodi di disoccupazione e di malattia. Questi, in sintesi, i punti previsti dal decreto sulla misura Quota 100, che potrebbe anche essere soggetto a modifiche, dal momento che non è stato ancora convertito in legge. Basti pensare che sono più di mille gli emendamenti proposti sia dalla maggioranza che dall’opposizione.

Francesca Pinaffo

273 aspiranti e molti dubbi nei patronati del Cuneese

Fino al 13 febbraio, all’Inps di Cuneo sono giunte 273 domande per accedere alla pensione in via anticipata permessa da Quota 100. Molte di meno rispetto alle 1.020 presentate in provincia di Torino,
in cima alla classifica regionale. Anche Alessandria (256), Asti (148) e Novara (168) si posizionano a una certa distanza; sono  112 le richieste a Biella ma non si raggiungono le 100 a Vercelli e nel Verbano-Cusio-Ossola. Non abbiamo ancora a disposizione altri approfondimenti, nonostante le richieste presentate all’Inps da Gazzetta d’Alba presso la sede di Torino (da Cuneo si rimanda al capoluogo). Per capire la situazione, ci siamo comunque confrontati con alcuni patronati con sede ad Alba, che forniscono numerose informazioni alle persone interessate e, in presenza dei presupposti previsti dalla legge, inoltrano la domanda all’Inps.

Ha sede ad Alba, in via Santa Barbara, il patronato Uil, dove il calendario è fitto di appuntamenti, come spiega la responsabile provinciale Danila Garelli: «C’è stata una risposta buona. Sia a Cuneo che nei vari uffici, compresa Alba, riceviamo ogni giorno almeno due o tre persone interessate a usufruire di Quota 100». Riguardo alle problematiche viste, prosegue: «Molte persone temono di essere penalizzate
dalla misura: va detto che si va in pensione con i contributi che sono maturati fino
a quel momento».

f.p.

«Resto al lavoro:  il Governo non ha superato davvero la legge Fornero»

LA STORIA P. ha 62 anni e vive in un paese del Roero. Ha iniziato a lavorare subito dopo il diploma e da circa trent’anni è assunto in un’azienda metalmeccanica del territorio, prima come operaio e poi come impiegato: «Ho passato tutta la mia vita lavorativa in fabbrica. Quando avevo 19 anni, ho iniziato a lavorare come operaio, anche se mi sarebbe piaciuto proseguire con l’università. In seguito sono entrato nell’azienda in cui lavoro oggi, dove da parecchi anni svolgo la mansione di impiegato: inizio a sentire la stanchezza e mi piacerebbe poter dedicare più tempo alle mie passioni», racconta.

Con 38 anni di contributi, potrebbe aderire all’opzione Quota 100, ma ha scelto di non farlo: «Se andassi in pensione con Quota 100, rinuncerei ai contributi di altri anni. Mia moglie è casalinga e mia figlia non ha un lavoro stabile: per il nostro futuro, la mia pensione è importante. Uscendo ora, rinuncerei a una somma tra i 400 e i 500 euro al mese. Non so se usufruirò della pensione anticipata, che necessita di 43 anni e 3 mesi di contributi, o della pensione di vecchiaia a 67 anni, ma di certo farò a meno di Quota 100. Ben venga quest’opzione, ma non credo rappresenti una valida alternativa per chi è nella mia situazione: il Governo avrebbe dovuto andare oltre, aumentare i coefficienti e superare davvero la legge Fornero».

f.p.

63 anni, disoccupato: «È la soluzione»

LA STORIA Quando sono state aperte le procedure per Quota 100, G. non ha esitato e si è rivolto al suo patronato. Vive nell’Albese, ha 63 anni e ha imparato il mestiere di muratore quando era un ragazzo. Ha iniziato a lavorare molto giovane, sempre come dipendente in aziende del settore edile, e ha maturato 41 anni di contributi.

Poi è arrivata la crisi, i suoi effetti si sono fatti sentire e G. ha perso il lavoro due anni e mezzo fa: «Non è stato facile, mi sono ritrovato da un momento all’altro con le mani in mano, a più di sessant’anni. In un primo momento ho cercato in altre aziende, ma malgrado la mia esperienza, non ho trovato nessuno disposto ad assumermi. Ho provato anche a spostarmi in altre zone, ma ho avuto sempre risposte negative. Per fortuna, mia moglie ha un lavoro fisso, abbiamo una casa di proprietà e i miei due figli sono sistemati». Con queste premesse, per G. è stato naturale richiedere la pensione: «Dal momento che sono inattivo ormai da più di un anno e non ho prospettive di essere assunto, per la mia situazione rappresenta davvero un’ottima soluzione», conclude.

f.p.