La tentazione di farci giudici al posto di Dio

PENSIERO PER DOMENICA – QUINTA DI QUARESIMA – 7 APRILE

Le autorità di Gerusalemme escogitarono diversi tranelli per cogliere in fallo Gesù e poterlo condannare. Al centro del Vangelo di oggi (Gv 8,1-11) c’è quello più famoso, ordito nello spazio pubblico del tempio: come trattare una donna adultera, sorpresa in flagranza di reato? Rispondendo “sì” avrebbe violato la legge romana, rispondendo “no”, quella giudaica che prevedeva la punizione della donna.

In realtà, già nella domanda c’è un vizio di forma: non è vero che Mosè aveva comandato di lapidare le donne. Il Decalogo, con il suo «non desiderare la donna d’altri», si rivolgeva semmai all’uomo, ma la legge era stata piegata alla cultura maschilista dell’epoca! Gesù non cade nel tranello, sconfessa la doppia morale e con la sua imperturbabilità offre uno straordinario e innovativo insegnamento: sul versante teologico-dottrinale Gesù mostra chiaramente che Dio condanna il peccato, ma perdona il peccatore. È il senso delle parole piene di tenerezza con cui congeda la donna: «Neanch’io ti condanno. Va’ in pace e non peccare più». Gesù non cede al relativismo, non dice che fa tutto lo stesso: annuncia il perdono di Dio.

La tentazione di farci giudici al posto di Dio
Cristo e l’adultera, miniatura di scuola fiamminga, dal Breviario della regina Isabella, del XV secolo

Nessuno è senza peccato. La provocazione più terribile di Gesù è per chi ha la tentazione di essere giudice e magari ha già le pietre in mano: «Chi di voi è senza peccato, scagli per primo la pietra contro di lei». La tentazione di giudicare e condannare è antichissima e più viva che mai. Due esempi: oggi, per essere giudice non c’è nemmeno bisogno di un titolo di studio; basta avere in mano uno smartphone e si può sentenziare su tutti e su tutto. A riguardo della doppia morale poi è sufficiente ascoltare le denunce del degrado di strade e quartieri, dovuto alla presenza di prostitute di colore, quasi tutte clandestine: mai una parola sul fatto che esse sono lì, perché ci sono i clienti!

Tutti possiamo non peccare più. Gesù ha sempre una parola di speranza per chiunque si scopre peccatore. Le parole di congedo rivolte alla donna valgono per tutti e sono rafforzate dalle altre due letture. Nella prima, Isaia, rivolgendosi ai Giudei in esilio a Babilonia – esperienza letta come castigo dei peccati! – ricorda che Dio può fare nuove tutte le cose e ri-donare la libertà (Is 43,16-21). La lotta contro il peccato però, come ricorda san Paolo (Fil 3,8- 14), dura tutta la vita. Egli ammette di non essere ancora giunto alla perfezione, ma di camminare verso di essa, aiutato, anzi conquistato da Cristo Gesù.

Lidia e Battista Galvagno

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