Pinottina, Maria ed Ernestina, le tre coraggiose al tempo della guerra civile

Pinottina Voghera

VERSO IL 25 APRILE A decenni di distanza, alcuni episodi della Guerra di liberazione sono ancora poco conosciuti, come anche i personaggi coinvolti. Forse figure minori, ma sorrette da ideali e consce dei rischi che correvano. Luigi Maria Grassi, vescovo di Alba, cita, in relazione ai fatti del 25 aprile 1945, «una signorina di Treiso». Era la maestra Giuseppina Voghera, per tutti Pinottina. Nata a Neive nel 1902, nella frazione Pastura, insegna prima nelle Valli di Lanzo e a Bergolo, in seguito a Treiso e Neive. La direttrice Carla Passalacqua il 2 giugno 1968, giorno del congedo scolastico: «Grazie maestra Pinottina per aver guidato tanti marmocchi verso la via della verità, della giustizia e della libertà. Grazie per essere stata con loro quando, con il rischio della loro vita, questa libertà l’hanno riacquistata combattendo e lottando». Nel 1939 Pinottina è convocata a Cuneo, in Provveditorato. Il cognome Voghera è sospetto, dicono e chiedono se è «di religione ebraica». Stupita, risponde «sono cattolica».
La scelta di Giuseppina Voghera di diventare partigiana trova le radici, anche, in questo brutto episodio. Alla fine del 1943, a Treiso, si radunano i primi partigiani. Chiedono aiuto a Pinottina per recapitare messaggi e tenere i contatti. La maestra diventa staffetta tra le formazioni partigiane. Una famiglia di Neive, Dacasto, le chiede di recuperare il corpo del figlio partigiano caduto in uno scontro nelle valli cuneesi e lei va sul posto per fare ricerche.
Nella rischiosa attività di staffetta Pinottina è coadiuvata anche dalla giovane nipote Sandra. Nasconde i foglietti nelle calze. Sono destinati a Poli, comandante della II divisione Langhe con sede a Mango. Un giorno, negli uffici del telefono pubblico di via Maestra ad Alba, arriva una telefonata dal comando della caserma di via Asti di Torino, sede dell’Ufficio politico investigativo della Guardia nazionale repubblicana. Ordinano al presidio repubblichino: «Occorre prelevare la signorina Voghera a Treiso». Un’impiegata delle poste, sua ex allieva, ascolta, corre a Treiso ad avvisarla.
Pinottina si reca a Neive dai conti Riccardi Candiani. Una famiglia in contatto con il Cln torinese. L’accompagnano a San Sebastiano Po, loro residenza nobiliare, dove rimane dal novembre 1944 al marzo 1945. Tornata a Treiso, Giuseppina si reca da Paolo Farinetti, comandante delle formazioni Matteotti. La Rsi aveva prelevato un partigiano e lei chiede a Paolo se può intervenire catturando un militare per uno scambio.
Il ruolo di Giuseppina Voghera è importante per i continui contatti con i Cln albese e torinese, con una tipografia clandestina e con vari esponenti antifascisti e semplici cittadini, per sostenere – pur non combattendo – la Resistenza.
L’ultimo episodio la vede all’opera il 26 aprile. Le formazioni partigiane invitano il presidio della Rsi di Alba alla resa con una lettera recapitata a mano in Vescovado dalla «signorina di Treiso».
Sua sorella maggiore – classe 1900 – si chiama Ernestina, sposata con Felice Fantaguzzi, commerciante in vino. La loro casa, in via Maestra, è stata un sicuro punto di appoggio per antifascisti e partigiani. Armi e munizioni vi transitano insieme a materiale clandestino, smistato con gravi rischi. Una sera Ernestina accoglie un partigiano ferito in un’azione alla caserma dei carabinieri di Govone. Lo medica, lo indirizza all’ospedale di Alba ove un dottore non fa domande; lo cura, come ricorda il partigiano Saverio Rasini di Mortigliengo, in provincia di Biella.
Un’amica di Giuseppina, Maria Demaria, sorella del geometra Demaria, costruttore edile in Alba, è crocerossina all’ospedale clandestino negli edifici della Pia società San Paolo in Alba. Sui tetti c’erano disegnate due croci rosse. Il 15 aprile 1945, durante la cosiddetta battaglia di Alba, accoglie nella propria abitazione, in corso Coppino, un partigiano ferito al collo da una scheggia di bomba a mano: anch’ella, come Ernestina, non ha timore a curarlo, pur sapendo di correre rischi enormi.
Questa è la storia di tre donne che non ebbero dubbi da che parte schierarsi. Tre storie – ricostruite per quanto possibile grazie a Ferruccio ed Edoardo Voghera – che è bene non dimenticare.

Lorenzo Tablino