L’arte di Viglino esposta in riva al fiume Tanaro

FARIGLIANO Il Tanaro ne ha viste (e fatte vedere) tante, ma mai una mostra, a memoria. A colmare la lacuna, spinto dall’idea e dall’entusiasmo di Filippo Bessone e dal desiderio di chiudere la ferita provocata nel ’94 dal fiume con il carattere di subdolo torrentone, ci ha pensato Gian Piero Viglino, che oggi vive e lavora a Dogliani. Artista di quarant’anni all’epoca dell’alluvione, Gian Piero vide molti, quasi tutti, suoi quadri sommersi dal fango e fu ripreso dalla Rai, giorni dopo, a tentare di ripulire le tele. Archiviato quel periodo difficile, il Tanaro è diventato il luogo giusto per una due giorni d’arte, intitolata “Avrei voluto avere una barca”, che sarà allestita sabato 29 e domenica 30 giugno in una radura sul greto, alla Cantonata di Farigliano.

Gian Piero Viglino

L’opera fulcro della mostra sarà appunto un simulacro di un’imbarcazione, che Viglino costruirà, insieme ad amici, ai piedi dei calanchi con i pezzi di legno alluvionale che ancora si trovano sulla riva. Una seconda installazione sarà una porta con l’anta aperta, a evocare, spiega l’artista, «il passaggio dell’acqua dentro casa, quella notte» e insieme il passare del tempo, mentre delle barchette di carta attraverso la soglia faranno da testimoni della rassegnazione di chi vede portar via i propri sogni da qualcosa impossibile da fermare. Le due installazioni saranno il centro di un’antologica di tempere d’una serie che è stata presentata in mostre e promossa nel corso dei momenti d’intervallo dello spettacolo di Filippo Bessone Mezz’ora canonica, interpretato insieme a Luca Occelli e Azio Citi, con repliche in tutta la provincia di Cuneo.

Le opere di Gian Piero Viglino, insieme alle immagini della performance sul Tanaro, saranno il soggetto di un catalogo, la realizzazione del quale è sostenuta dal banco Azzoaglio. Un libro che, grazie a Bessone, autore dei testi, avrà un taglio diverso dal consueto: niente schematico curriculum dell’artista, nulla delle classiche note critiche, ma brani di scrittura capaci di riportare alla mente momenti carichi di significato.

In altre parole, una sorta di storyboard a posteriori della mostra. Anche l’ambiente, a Farigliano, non sarà – e non avrebbe potuto essere, dato il contesto – quello felpato delle gallerie d’arte, ma assomiglierà di più a un incontro tra amici, con i visitatori accolti anche con un bicchiere di Dolcetto della cantina sociale di Clavesana, dai formaggi Occelli e dalla birra Baladin.

Filippo Bessone nei panni di padre Filip

La Cantonata è una località non lontana da Farigliano, ma arrivarci in auto potrebbe essere fonte di intoppi. E così, ricorda Bessone, il Comune – grazie al sindaco Ivano Airaldi – sosterrà la mostra con un servizio navetta che farà da spola dal luogo dell’esposizione a piazza San Giovanni, davanti alla chiesa.

Paolo Rastelli