James, un americano ad Alba scrive di trifola

Spellman dal Nasdaq a un libro sul mondo del fungo più celebre

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L’INTERVISTA  James David Spellman, classe 1957, si definisce un appassionato della cucina e del vino, punti di partenza del suo amore per l’Italia, che ora prende forma in un libro dedicato al mondo del tartufo bianco d’Alba. Nato a Philadelphia e residente a Washington, Spellman ha studiato a Oxford. È stato direttore delle pubbliche relazioni per il Nasdaq e consulente per la Banca mondiale. James si prepara a una nuova avventura molto albese, al profumo di tuber magnatum Pico.

Perché vuole scrivere un libro sul tartufo, Spellman?

«In passato avevo fatto alcune ricerche sul tema e archiviato materiale: ho presentato quanto avevo raccolto al mio editore e abbiamo creato un progetto. Ad aprile scorso abbiamo messo le basi, poi sono venuto ad Alba per le prime ricerche. Ci sono tornato in autunno, per un mese».

Come strutturerà il libro?

«Ogni capitolo sarà dedicato a un tema, partendo dall’antichità e arrivando ai giorni nostri. Abbiamo molte informazioni su questo fungo, che resta un mistero: non sappiamo perché il tuber cresca solo in determinate aree, in presenza di piante particolari e perché quello cresciuto nell’Albese sia così speciale e profumato. Attraverso il mio lavoro desidero raccontare la storia del tartufo, dei trifolao, le difficoltà causate dal cambiamento climatico e il modo in cui questo prodotto parla all’anima e al cuore delle Langhe. Il testo sarà arricchito da aneddoti sulla cucina, sulla cultura e l’economia del Piemonte, ma anche da favole e racconti. Ogni capitolo inizierà con una fotografia di Bruno Murialdo. Il suo aiuto, insieme a quello di Silvia Muratore, è stato fondamentale».

Quando uscirà?

«Il volume sarà edito da Pegasus books per l’autunno».

Conosceva già Alba?

«Alba e il Piemonte erano luoghi che da tempo desideravo visitare. Conoscevo questa zona per il Barolo, il Barbaresco, la grappa, ma anche per i vini frizzanti dell’alta Langa e per numerosi produttori di questa zona che ho sempre ammirato. Alba mi era già nota anche grazie ai prodotti della Ferrero».

Quante persone ha conosciuto ad Alba?

«Mi sarebbe piaciuto conoscerne ancora di più. Molte desidero ringraziarle. Non sarei riuscito senza l’aiuto di Bruno e Silvia. Alessia Alloesio mi ha aiutato con le traduzioni. Un grazie va a Elena Torchio della fondazione Ferrero, alle persone che lavorano all’ente Fiera del tartufo bianco d’Alba, ad Alba sotterranea, all’Ente turismo, alla biblioteca, a Guido Harari; a coloro che lavorano nel centro di Alba, nei locali e nei negozi: fantastici, come Roberta Ceretto, Marta Rinaldi, Bruno Cingolani, Gemma di Roddino e molti altri. Mi piacerebbe che, grazie a Gazzetta d’Alba, gli albesi potessero entrare in contatto con me e raccontarmi storie, aneddoti, racconti, ricette dedicate al mondo del tartufo: il mio obiettivo è raccontare la città e il mondo del tartufo attraverso i loro occhi e le loro parole».

Marcello Pasquero

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