La solitudine, se non è una scelta, può diventare mortale

LIBRO Quante volte abbiamo sentito parlare di rimedi alla solitudine? Eppure sembra che sempre più persone ne soffrano, in diverso modo, indipendentemente dall’età. Certo è più facile pensare alla solitudine che sperimentano gli anziani soli, ma non dobbiamo dimenticare tutte quelle persone che, pur vivendo in mezzo alla gente, soffrono di solitudine e per questo si sentono diverse dagli altri. Proprio di questo si occupa il libro a doppia firma di Diego De Leo – direttore del dipartimento di psicologia dell’università Primorska e del Centro di ricerca sui suicidi della Slovenia, professore emerito di psichiatria della Griffith University a Brisbane in Australia – e Marco Trabucchi, presidente dell’Associazione italiana di psicogeriatria e direttore scientifico del gruppo di ricerca geriatrica di Brescia.

Maledetta solitudine. Cause ed effetti di un’esperienza difficile da tollerare
Diego De Leo, Marco Trabucchi
edizioni San Paolo
224 pagine
16 euro

Nessuna esperienza di esclusione o allontanamento può essere paragonata a «chi vive anche circondato da altri individui, ma non si sente né capito né, tantomeno, accettato». Il Governo degli Stati Uniti, da qualche anno, per suscitare attenzione nella popolazione e nei luoghi deputati a intervenire verso un aspetto drammatico della vita sociale, usa un’affermazione “forte” ma vera: «La solitudine nelle varie fasi della vita è mortale».

Questo volume, attraverso dati sociologici, psicologici e anche clinici, oltre che, in generale, umani, conferma senza incertezze questa realtà. «In tal senso, l’epidemia di solitudine che dilaga nell’epoca odierna più che mettere in luce una proprietà disfunzionale del genere umano rende evidente che le risorse presenti nell’ambiente e l’attuale assetto societario risultano deficitari nel trasformare un’esperienza di sofferenza in un cambiamento positivo…». È proprio la mancanza di risorse personali, relazionali e ambientali quali la cura, la fiducia, la cooperazione e la vita di gruppo, che hanno portato la solitudine a rappresentare un fattore di rischio per il benessere, la salute e la sopravvivenza di milioni di persone del nostro tempo.

Lo studio portato avanti dagli autori non si occupa della solitudine desiderata, cioè un essere soli per scelta che riguarda sé stessi: «Beata solitudo, sola beatitudo», come recitava un detto latino; ma si occupa della solitudine che riguarda la relazione con gli altri, quella che ci fa soffrire ed è sempre conflittuale. Perché, come si può leggere in un inciso di Enzo Bianchi in apertura del libro: «La solitudine è sofferenza maledetta non quando si è soli ma quando si ha il sentimento di contar niente per nessuno».

c.w.