Il turismo è ripartito tra le colline Unesco

ALBA «Siamo appassionati di enologia da sempre: abbiamo fatto tappa in Borgogna e ora siamo ad Alba. La nostra prossima meta sarà la Toscana: rimarremo alcuni giorni tra le colline del Chianti». Lukas e Jessica, poco più che trentenni, arrivano dall’Olanda e aspettavano questo tour tra i grandi vini italiani e francesi da almeno due anni. «Però è arrivata la pandemia e abbiamo dovuto rinunciare al viaggio», spiegano oggi.

Tampone effettuato 48 ore prima della partenza, sono l’immagine tipica dei visitatori che scelgono le Langhe, il Roero e il Monferrato: stranieri, appassionati del buon cibo e del buon vino, così come dei paesaggi e della natura. Per il barista del centro di Alba che ha servito loro due calici di bianco e l’aperitivo, sono una lieta novità: «Sono tra i primi olandesi che rivediamo: è una bella sensazione», commenta.

AD ALBA CENTRO

In effetti, da qualche settimana, le vie del centro di Alba hanno cambiato volto: sono tornati i turisti, soprattutto nel fine settimana. La maggior parte sono italiani, ma si è anche iniziato a vedere i primi stranieri, cartina alla mano e macchina fotografica al collo. Una svolta che non è ancora certificata da dati numerici, ma che è percepita da tutti gli operatori del settore.

CLIMA POSITIVO

Mauro Carbone, direttore dell’ente turismo Langhe, Monferrato e Roero esordisce: «Finalmente c’è di nuovo movimento, soprattutto nelle ultime due o tre settimane. Lo percepiamo anche dall’aumento delle richieste ai nostri uffici in piazza Duomo, così come dalle chiamate telefoniche. Non si può negare che siamo ancora al di sotto degli standard a cui siamo stati abituati fino al 2019, ma il clima è positivo. Come tipologia di meta, siamo in linea con quanto oggi si richiede di più: un’area con un patrimonio naturale unico, pochi rischi di assembramento e piccole strutture. È evidente come, grazie ai vaccini contro il Covid-19, la ripartenza sia più rapida rispetto a quella della scorsa estate». Anche se, per Carbone, la vera svolta si avrà dal primo luglio: «Salvo cambi di programma, è la data in cui sarà attivo il green pass per viaggiare tra i Paesi europei: in questo modo verrà meno la burocrazia che oggi rappresenta ancora un disincentivo a spostarsi».

GLI ITALIANI

I segnali positivi sono percepiti anche dal consorzio turistico, come conferma la direttrice Elisabetta Grasso: «La ripresa è tangibile per gli operatori soprattutto nel fine settimana. Se, prima della pandemia la maggior parte dei turisti erano stranieri, ora è aumentata la quota di italiani, provenienti dallo stesso Piemonte o da altre regioni del Paese. Ma, nel frattempo, s’iniziano a rivedere svizzeri, belgi, francesi, olandesi e nordeuropei».

VOUCHER ESAURITI

Anche merito di una campagna pubblicitaria condivisa, che ha portato le colline Unesco nel cuore delle grandi città, come a Milano. E di iniziative come il voucher Piemonte, lanciato lo scorso anno dalla Regione: ad Alba è stato un successo, tanto da aver esaurito il budget assegnato da palazzo Lascaris.
Per quanto riguarda le strutture, sono rigorosamente tenute al rispetto delle norme di sicurezza già rodate lo scorso anno. Diverso è il discorso della burocrazia in entrata, con il tampone negativo effettuato nelle 48 ore precedenti: la verifica non spetta al sistema ricettivo, ma alle Forze dell’ordine, in caso di eventuali controlli negli aeroporti o sul territorio.

QUALITÀ AL TOP

A proposito di ricettività, c’è un aspetto che da tempo segnala il consorzio e che sembra ancora più evidente dopo la pandemia: «Per le strutture è sempre più difficile trovare personale, in particolare per la sala, per la cucina, per i servizi di pulizia delle camere», dice la direttrice Grasso. «Durante la pandemia, vista la crisi del settore, diversi addetti hanno scelto di cercare occupazione altrove, nonostante gli sforzi dei datori di lavoro per non perdere personale. Si aggiunga poi il reddito di cittadinanza, che sembra aver tolto addetti al settore turistico e della ristorazione, come percepito a livello nazionale. Come consorzio, da tempo cerchiamo di affrontare queste problematiche con gli enti formativi, anche perché il nostro è un sistema ricettivo di elevata qualità, in cui la formazione degli addetti è fondamentale».

Francesca Pinaffo

Ma in Piemonte non abbiamo mare: sette su dieci scelgono la spiaggia

Che estate sarà per il settore turistico italiano? Dopo mesi con le frontiere chiuse e gli spostamenti vietati, le previsioni sono incoraggianti, anche se il quadro sembra essere diverso tra regioni. Il dato emerge dall’indagine condotta sul tema dall’istituto Demoskopika, che ha analizzato le prospettive vacanziere del nostro Paese. A livello nazionale, nel periodo tra giugno e settembre si registrano cifre superiori rispetto allo stesso periodo dello scorso anno: per la stagione 2021 si parla di 38,8 milioni di arrivi e di 166 milioni di presenze, rispettivamente l’11,9 e il 16,2 per cento in più rispetto al 2020. Il dato comprende sia i turisti italiani che gli stranieri.

Tra le destinazioni italiane, l’istituto ha monitorato l’interesse per le diverse regioni. Nella fascia più alta ci sono: Puglia, Toscana, Sicilia, Emilia Romagna e Sardegna. Notizie meno positive per il Piemonte, che s’inserisce invece nella fascia più bassa, insieme a Umbria, Molise e Basilicata. Non va peraltro meglio di altre regioni del Nord, come la Lombardia, che s’inserisce nella fascia d’interesse medio-bassa. Tra le motivazioni addotte, potrebbe esserci la scelta di trascorrere le ferie estive nel modo più tradizionale possibile: al mare, come pare faranno 7 italiani su 10, stando ai numeri di Demoskopika. E se il mare assorbe il 69 per cento dei vacanzieri, subito dopo si collocano le città d’arte e i borghi, con una quota del 13,2 per cento, nella quale potrebbero rientrare anche i visitatori inclini a trascorrere qualche giorno tra Langhe, Roero e Monferrato, magari con altre tappe in Piemonte.

C’è da dire che le colline Unesco sono una meta molto ambita dagli stranieri. Se si cercano altri dati, è interessante notare come il Covid-19 abbia un ruolo primario nelle scelte dei vacanzieri. È così che il 38,1 per cento ritiene fondamentale vigilare sul rispetto delle norme di distanziamento sociale e il 19,9 per cento vede la svolta nell’introduzione del green pass, mentre un altro 18,9 per cento valuta come prioritaria una corretta igienizzazione degli spazi. C’è, infine, una quota di italiani che sembra aver rinunciato del tutto alle vacanze. I motivi? Nel 24,2 per cento dei casi si tratta di persone che non si sentono a loro agio a viaggiare, mentre 8 su cento non hanno programmato per questioni economiche.

f.p.