Il Sociale di Alba apre con Cederna e il suo Tartufo

INTERVISTA Un grande classico della commedia del Seicento aprirà, mercoledì 8 dicembre alle 21, la stagione di prosa al teatro Giorgio Busca: è il Tartufo di Jean-Baptiste Poquelin, meglio noto come Molière. A portare l’opera sul palco albese sarà l’Associazione teatrale pistoiese. Basata sulla traduzione di Cesare Garboli, lo spettacolo è adattato e diretto da Roberto Valerio, che interpreta anche il coprotagonista Orgone. Accanto a lui ci saranno Giuseppe Cederna, nel ruolo di Tartufo, e Vanessa Gravina, la moglie di Orgone. Completano il cast Massimo Grigò, Irene Pagano, Elisabetta Piccolomini, Roberta Rosignoli e Luca Tanganelli.

I biglietti sono disponibili su prenotazione fino alle ore 12 di mercoledì 8 dicembre, scrivendo alla mail biglietteria.teatrosociale@comune.alba.cn.it oppure è possibile acquistarli direttamente al botteghino del teatro, prima dello spettacolo, a partire dalle ore 19.

La vicenda originale narra le gesta di un ipocrita, che riesce a insediarsi in casa di Orgone fingendo una grande devozione religiosa, da utilizzare per il proprio tornaconto: oltre a ottenere vantaggi economici, mira a sedurre la moglie del padrone di casa. Questi fino all’ultimo resta fedele al presunto amico, evitando talvolta di guardare in faccia la realtà e giustificando i comportamenti di Tartufo con scuse inconsistenti.

Giuseppe Cederna con Vanessa Gravina.

L’adattamento di Valerio rende Tartufo un personaggio più vicino ai nostri tempi, non soltanto un impostore ma «un profeta anticonformista. Un guaritore. Un guru fanatico. Che denunzia, maledice e combatte (in apparenza) contro un mondo di materialismo, consumismo, lassismo, dissolutezza, permissività e amoralità». Sembra anche essere l’unico in grado di comprendere e rendere sereno Orgone, che soffre di incomprensione, depressione e ansia. Giuseppe Cederna – attore che al cinema ha recitato per Comencini, Scola, Monicelli, Salvatores, Bellocchio – è il protagonista. L’inizio della conversazione verte proprio sul tartufo, ovvero il tuber magnatum Pico.

Cederna, questa non sarà la sua prima volta ad Alba.

«Alba è una città alla quale sono molto legato. Ero un grande amico di Gianmaria Testa e con la moglie Paola Farinetti ho lavorato molto, producendo degli spettacoli teatrali molto belli. In particolare, sono affezionato a Da questa parte del mare, ideato proprio per ricordare Gianmaria. Ho recitato in molte occasioni opere di Fenoglio e ho avuto una parte nel film Il partigiano Jhonny. Alba per me non è soltanto una piazza del Piemonte: è anche e soprattutto amicizia e umanità, la reputo una città piacevole dove si sta bene. Appartenendo a una famiglia di giornalisti e scrittori rimasi stupito la prima volta che entrai in una libreria del centro dove c’era anche la possibilità di fermarsi a mangiare. Ai proprietari chiesi dove poter comprare un tartufo bianco: mi fecero incontrare un cercatore in un paese delle colline, il quale ci condusse nella sua cantina dove, in una bellissima dispensa, ne conservava dentro una scatola magica un magnifico esemplare».

E del Tartufo che porterà in scena cosa ci può dire?

«Innanzitutto è uno spettacolo che sta andando benissimo: avere successo non è sempre scontato. È nato nel 2019, ma a causa della pandemia ci siamo fermati venti mesi. Abbiamo aperto la tournée il 26 ottobre a Torino, per poi spostarci a Cagliari e Roma, registrando sempre il tutto esaurito. Ora andremo a Trieste e poi ad Alba. Siamo contenti di portare in scena un Tartufo di qualità: la sua fortuna è dovuta prima di tutto a un testo straordinario, ancora molto attuale. Il genio di Molière e la traduzione di Garboli, della fine degli anni Settanta, lo hanno reso molto vivo e musicale, senza perdere il linguaggio classico. Il regista è riuscito a portare il Tartufo avanti di 350 anni: la vicenda è ambientata negli anni Sessanta del Novecento, l’epoca e il modello di famiglia borghese sono perfettamente riconoscibili. Per me è un enorme piacere lavorare con Roberto Valerio, Vanessa Gravina e tutti gli altri attori dell’Associazione teatrale pistoiese».

Che messaggio passa dallo spettacolo?

«È bene puntualizzare che, prima di tutto, il messaggio passa immediatamente: caratteristica, questa, per nulla scontata. Ancor di più se a recepirlo sono anche i giovani, che attraverso l’opera possono appassionarsi al teatro. In Tartufo la gente riconosce qualcosa che, pur senza farci caso ha sempre sotto i propri occhi: l’ipocrisia e l’egocentrismo. Lo spettacolo è nero e inquietante, è una commedia in cui per quasi tutta la durata vincono la menzogna, l’ipocrisia e la capacità di cambiare le carte in tavola. Il pubblico in sala ride tantissimo e riconosce di divertirsi con qualcosa che non è fuori dal mondo, ma è ben reale, ossia con chi, attraverso il potere, sfrutta la possibilità di cambiare la verità in menzogna. In questo entra tutto: politica, religione, finanzieri e speculatori. Tartufo può benissimo essere dentro di noi. Quante volte acquisiamo un piccolo potere, magari in situazioni banali, e pensiamo di sfruttarlo per un nostro tornaconto?».

Davide Barile