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L’impresa è sola, manca una politica industriale

Quando si parla dell’economia albese la prima cosa a cui si pensa è l’industria – Ferrero, Miroglio, Mondo – o anche i filari vitati e i noccioleti che si estendono sulle colline. Spesso si scorda un comparto imprenditoriale a cui fanno capo centinaia di medie e piccole imprese.

Come stanno vivendo questo momento economico gli imprenditori? Lo abbiamo chiesto a Mauro Gola, presidente del Comitato della piccola industria della provincia di Cuneo.

Gola, di che cosa si occupa il vostro comitato?

«Il Comitato piccola industria, facente capo a Confindustria, è composto da aziende che hanno meno di 100 dipendenti, curando a livello provinciale gli interessi industriali, burocratici, e fiscali delle imprese».

 

Mauro Gola

Che situazione stiamo vivendo in Italia in questo periodo?

«Ci troviamo ancora in un periodo difficile per tutti i settori produttivi, anche se voglio sottolineare che il nostro Paese ha smesso di crescere ben prima di questi ultimi due anni».

Le imprese albesi come hanno vissuto la crisi?

«La Granda si è allineata con la generale tendenza alla contrazione caratteristica del territorio nazionale, ma negli ultimi tre trimestri possono essere individuati alcuni elementi di ripresa anche nell’albese. La zona ha infatti registrato una flessione della produzione industriale meno marcata rispetto ad altre».

A chi va il merito?

«Va al tessuto imprenditoriale, fondato prevalentemente sulle piccole e medie aziende, e alla loro capacità di fare impresa anche nei momenti difficili».

Anche se sappiamo che per tutti i settori non vale lo stesso discorso…

«La zona è molto diversificata a livello produttivo e non posso negare che il comparto metalmeccanico abbia risentito di più della crisi, rispetto all’agroalimentare ».

È qui che entra in gioco il comitato.

«Proprio così. I problemi vanno affrontati e risolti promuovendo azioni necessarie volte al recupero di competitività».

E magari anche nella tutela dei dipendenti delle aziende in crisi. Come sono i vostri rapporti con i sindacati?

«Buoni».

Competitività, su cui gravano anche le tasse?

«L’articolo 53 della Costituzione è breve, ma parla chiaro: “Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività ”. Questo è il pilastro a cui tutti dobbiamo fare riferimento. Ma desidero ricordare che Il rapporto su fisco e burocrazia redatto dalla Banca mondiale evidenzia come gli imprenditori italiani paghino di più tra tasse, nazionali e locali, e contributi sociali (68,6%) dei “colleghi” europei che hanno un carico fiscale medio “solo” del 44,2%. Con una pressione fiscale e una burocrazia come quelle di casa nostra, fare impresa in Italia è diventata ormai un’operazione eroica».

Ed è dovuto anche a questo l’aumento dell’evasione fiscale?

«L’evasione è un fenomeno che tocca tutti i contribuenti. Il Governo ha varato varie misure per combatterlo, quali la tracciabilità delle operazioni economiche di maggiore rilevanza e la segnalazione dei rapporti commerciali da e verso i paradisi fiscali. In una realtà economica quale quella cuneese, le attività di controllo devono tenere anche conto del fatto che – ovviamente, parlo in generale – il contribuente “ha sempre dato a Cesare quel che è di Cesare”».

C’è una soluzione per tornare competitivi?

«Sì, dare più ascolto alle richieste delle imprese. Purtroppo, c’è un problema di solitudine del mondo produttivo, per mancanza di una politica industriale».

Cristian Borello