Prestigiacomo in Fiera

L’anno scorso Roberto Maroni fu più puntuale. Si presentò a tagliare il nastro della Fiera del tartufo con alcuni minuti di anticipo, preceduto da una lunga teoria di forze dell’ordine e guardie del corpo, pronti a fare spazio al delfino leghista in mezzo alla folla di piazza Duomo. Il ministro dell’ambiente Stefania Prestigiacomo (nella foto) – lo special guest chiamato quest’anno a inaugurare la stagione delle trifole – è invece arrivata con quasi 40 minuti di ritardo, venerdì scorso. Nessun grande dispiegamento di forze. In piazza Duomo una schiera di politici e amministratori e pochi, pochissimi curiosi. La classe politica non vive un buon momento. Forse c’è la crisi.

Ma l’amore va oltre la crisi: lo dicono tutti i manifesti della Fiera. E noi ci crediamo. Alba potrebbe tenere a battesimo un Partito della trifola per superare le divisioni degli italiani, magari in risposta a quell’altro movimento politico anch’esso ispirato alla materialità di cui, nei giorni scorsi, qualcuno ha annunciato la nascita. La Fiera è questo: tartufo sì, ma anche cultura, politica, spettacolo, mondanità, dibattito. Non a caso, all’arrivo del Ministro, sono arrivati nelle sue mani due dossier “bollenti”: la candidatura Unesco e i risarcimenti per i danni ambientali causati dall’Acna di Cengio.

Sulla prima questione Stefania Prestigiacomo non ha dubbi: «Vengo da una terra in cui il riconoscimento Unesco ha determinato un salto di qualità», ha detto, riferendosi alle meraviglie di Noto. «La pratica è gestita in larga parte dal Ministero dei beni culturali, ma prometto di portarvi fortuna». Ne riparleremo fra qualche mese. «In ogni caso », ha continuato Prestigiacomo, «l’inclusione nella lista Unesco comporta grandi responsabilità, perché i commissari non ci pensano su due volte a buttare fuori chi non rispetta le regole». E a chi le aveva chiesto un commento sull’ipotesi di un ennesimo condono per gli abusi edilizi, ha risposto: «Se condono ci sarà non avrà conseguenze sul paesaggio ». Sull’Acna di Cengio il Ministro non ha preso impegni precisi, ma ha assicurato che seguirà la vicenda del risarcimento del danno ambientale e della riconversione della vallata: «Sarebbe bello che Cengio diventasse un distretto della green economy».

Sul palco del Teatro sociale, oltre al Ministro, al giornalista Mario Calabresi e al sindaco Maurizio Marello, c’erano anche Roberto Cota, Antonio Degiacomi, presidente dell’Ente fiera, e l’assessore alla cultura Paola Farinetti. Si è parlato molto degli assenti. In primo luogo, sia Farinetti che Marello hanno ringraziato la delegazione comunale con il vicesindaco Mariangela Roggero Domini, che ha raggiunto Giorgio Napolitano a Cuneo proprio nelle stesse ore. E poi si è parlato del tartufo che rischia di essere un assente, visto che non piove da molto tempo e l’autunno stenta a decollare. E tutti hanno invocato la pioggia. Anche Giacomo Oddero, della fondazione Crc, lo ha fatto, anche se, si sa, lui è un ottimista: «Sono sicuro che sarà una grande annata anche per il tartufo». «Pioggia sia, ma non nei week-end, così la Fiera tira», l’ha corretto il governatore Roberto Cota. E naturalmente il ministro Prestigiacomo, che teme per frane e smottamenti, si è augurata «una pioggerellina ». Siparietti a parte, di tartufi se ne vedono ancora pochi e il prezzo arriva fino a 350 euro l’etto.

Per il resto, l’inaugurazione dell’ottantunesima edizione della Fiera non ha deluso le attese e ha lanciato molte promesse, a partire dal suo slogan: “L’amore va oltre la crisi”. Del resto – lo ha ricordato Marello – la Fiera è nata nell’anno della grande crisi: il 1929 e promette anche oggi di aiutarci a uscire dalla congiuntura. Alba ha, intanto, triplicato in dieci anni le presenze turistiche: e le aspettative sono buone, perché la Fiera non è soltanto dei gourmet e dei nuovi ricchi dell’Est che comprano tartufi a manate – lo ha ricordato Roberto Cota –, ma anche di giovani e famiglie che decidono di trascorrere qualche giorno nelle Langhe per visitare, conoscere, curiosare. Ce la farà il tartufo ad andare oltre la crisi?

Alessandro Cassinelli