Su questo sito utilizziamo cookie tecnici.

Napolitano nello sgabuzzino

La manovra del Governo di Mario Monti non risparmia le Province. Nessuna abolizione completa: l’iter risulterebbe tortuoso e dilatato. Il Presidente del Consiglio sceglie la strada della semplificazione, eliminando le Giunte e riducendo a dieci i consiglieri. Una vera rivoluzione. Salteranno poltrone, mentre le funzioni vacanti verranno assorbite dalle Regioni e dai Comuni.

La presidente della Provincia di Cuneo Gianna Gancia ha deciso la protesta: ha rimosso dal proprio ufficio il ritratto del presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, reo d’aver ordinato l’insediamento dell’Esecutivo. Ne abbiamo parlato con il vicepresidente della Provincia di Cuneo, Giuseppe Rossetto.

Che cosa sarà dell’attuale Governo cuneese, Rossetto?

«Gli indizi suggeriscono che la riforma si applicherà solo allo scadere dei mandati correnti. Un’attesa sensata, altrimenti si impedirebbe il lavoro di una Giunta scelta e voluta dal popolo. A ogni modo, alle Province rimarranno funzioni di coordinamento territoriale e dieci consiglieri eletti non dai cittadini ma dai Consigli dei Comuni di riferimento. Sarà la Regione, con un’apposita legge, a stabilire modalità e tempistiche elettorali».

Lei concorda? Non ha paura di perdere il posto?

«Non sono totalmente in disaccordo, ma se i provvedimenti del Governo tecnico dovessero divenire immediatamente esecutivi andremo incontro a un problema. Dal punto di vista finanziario, infatti, le accise sull’energia elettrica (riscosse dalle Province) passeranno allo Stato. Cuneo perderebbe così otto milioni di euro. Se a questi aggiungiamo i “tagli ordinari” agli enti locali (altri 5 milioni), non riusciremo sicuramente a chiudere il bilancio 2012. In questo caso verremmocommissariati, in altre parole l’Amministrazione provinciale cadrebbe. Per questo la manovra Monti potrebbe avere un senso, ma solo se applicata al termine del mandato elettorale».

E il personale?

«Difficile che qualcuno perda il posto,maparecchi dipendenti verranno assorbiti dai Comuni e dalle Regioni».

Province a parte, è favorevole al nuovo Governo?

«Non c’era alternativa alla creazione del Governo Monti. Ma è bene ricordare che siamo all’inizio di un percorso, non alla fine: bisognerà puntare sullo sviluppo e sulla crescita. Silvio Berlusconi ha fatto bene a dimettersi, dimostrando grande senso di responsabilità. Che cosa sarebbe successo se questa manovra l’avesse proposta lui? La piazza non l’avrebbe perdonato, senza contare che la Lega nord avrebbe ostacolato la riforma previdenziale».

Aproposito di Berlusconi: in molti sostengono che sia sua la responsabilità dell’attuale “naufragio” nazionale.

«La colpa non è solo di Berlusconi, ma anche dei suoi predecessori. Prodi, ad esempio. È la classe politica ad aver contribuito all’impasse: come ha dichiarato Monti, i politici lavorano per le elezioni, invece che per le generazioni future. Anche il Paese fa la sua parte: i giovani hanno “la pancia piena”, sono disabituati ai sacrifici. Il Paese è “viziato”, poco propenso alla fatica. Infine Internet, che se favorisce il circolare dell’informazione, amplifica le negatività, condannando e distorcendo qualsiasi iniziativa».

Che cosa pensa della presidente Gancia, che ha rimosso il ritratto del Capo dello Stato dal proprio ufficio?

«Non concordo con l’azione della Presidente. Ognuno ha diritto a esprimersi, ma non condivido le forme estreme di dissenso. Il comportamento di Napolitano a tratti può essere apparso “forzato”: ma in un contesto di emergenza deve esserci qualcuno che si erge a garanzia costituzionale del Paese.

Il gesto della Presidente non ha effetti concreti, solo simbolici. Avrebbe fatto meglio ad agire come rappresentante di un’istituzione piuttosto che come esponente leghista, confrontandosi con la maggioranza prima di rimuovere il ritratto. Sarebbe stato più proficuo conservare un maggiore senso dello Stato».

Matteo Viberti