Più imposte sul mattone, meno servizi

Scure sull’assistenza sociale

Ridotti i fondi per gli interventi diurni sui minori, azzerati i contributi per le associazioni di volontariato Il presidente Giachino: «L’aumento dei contributi per i Comuni avrebbe ingigantito le loro difficoltà»

L’Assemblea dei sindaci ha approvato il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012 del consorzio socioassistenziale Alba, Langhe e Roero, che potrà disporre di oltre un milione di euro di risorse in meno rispetto al 2011, taglio determinato dalla riduzione nei trasferimenti da parte di Stato e Regione.

La conseguenza sarà una diminuzione dei servizi, in particolare nella sfera educativa, della domiciliarità e del sostegno economico. Il presidente del Consorzio, Roberto Giachino, spiega la situazione.

Dottor Giachino, come mai il Consorzio è dovuto ricorrere a un taglio da un milione?

«Non si è potuto fare altrimenti. Alcuni dati: nel bilancio di previsione 2012, per la parte corrente abbiamo previsto circa sei milioni di euro, cifra nettamente inferiore rispetto agli otto milioni e 415 mila euro del conto 2010 e ai 7 milioni 095 mila del preventivo 2011. È la conseguenza della costante diminuzione dei trasferimenti a favore del Consorzio, il quale, nel giro di due anni, si è visto decurtare una cifra vicina ai due milioni e mezzo di euro, un milione e 55 mila euro solo per il 2012.

Spiccano i 380 mila euro (che si aggiungono ai 321 mila euro del 2011) tagliati dalla Regione nell’ambito del fondo per la gestione del sistema integrato di interventi e servizi sociali, fondamentale per lo svolgimento di attività non obbligatorie per legge ma importantissime a livello sociale. Torino ha sì detto di destinare complessivamente lo stesso numero di risorse degli anni passati, ma lo ha fatto secondo criteri di ripartizione differenti, che hanno impoverito il nostro Consorzio. Avendo razionalizzato i costi al massimo, le possibilità di garantire la sopravvivenza del Consorzio erano soltanto due: aumentare le quote contributive a carico dei 47 Comuni o tagliare le spese e, di conseguenza, i servizi erogati. Abbiamo scelto la seconda via.

Se avessimo deciso di incrementare i contributi, avremmo ingigantito le già enormi difficoltà dei Comuni, costretti a fronteggiare i pesanti tagli imposti dallo Stato. Le quote non vengono ritoccate dal 2006. Negli anni successivi sono salite solo per l’incremento Istat del due per cento e dal 2011 neanche di quello».

Quali linee guida avete seguito per il bilancio di previsione?

«Abbiamo incluso soltanto le entrate accertate. Se avessimo agito diversamente, il rischio di finire in rosso sarebbe stato concreto».

Quali voci saranno interessate dai tagli?

«Quasi tutte. Si è deciso di non destinare più risorse alle attività che per legge non competono al Consorzio. Abbiamo tagliato i fondi per gli interventi diurni sui minori. I Cam (Centri ausiliari per i minori), ad esempio, avranno a disposizione 150 mila euro (nel 2010 erano 310 mila, nda) che copriranno le attività soltanto fino a giugno. Abbiamo dovuto quasi azzerare anche i fondi per le attività educative territoriali per minori e ridurre dell’80 per cento le spese per gli inserimenti lavorativi dei disabili – passate da 55 mila a 10 mila euro. Diminuiranno le risorse per gli affidamenti familiari, l’integrazione delle rette delle persone autosufficienti in residenze, per l’assistenza domiciliare (da 379 mila euro l’anno scorso a 239 mila), per l’assistenza economica (taglio del 48%, da 427 mila a 220 mila euro). Per la residenzialità di anziani, disabili e minori e i servizi territoriali per i disabili cercheremo di avviare, dove possibile, un sistema di compartecipazione, fatti salvi gli obblighi derivanti dalla non autosufficienza degli assistiti».

Ci sono attività che non riceveranno più alcuna risorsa dal Consorzio?

«Sì. Si tratta dei progetti per la genitorialità, per l’educativa di strada, del progetto per i minori del Comune di Novello: non verranno più finanziati. Sonoanche stati azzerati i contributi alle associazioni di volontariato e le risorse previste per l’accoglienza abitativa».

La scure colpirà anche il personale?

«Il personale trasferito,andato in pensione,oppure inmaternità non verrà sostituito, con unrisparmio di125 mila euro».

Come pensate di mitigare i tagli?

«Giocherà un ruolo fondamentale il mondo del volontariato, con cui bisognerà dialogare per evitare sovrapposizioni negli aiuti. In ogni Comune sarà importante coinvolgere pensionati e un numero maggiore di volontari per completare i servizi garantiti dagli operatori del Consorzio».

I Comuni come faranno a mantenere invariata la propria offerta di servizi?

«IComuni che riusciranno a reperire risorse extra potranno rivolgersi al Consorzio, che si propone di gestire i fondi comunali aggiuntivi per garantire un servizio supplementare».

Quale futuro attende il Consorzio?

«Visto il panorama di incertezza, è difficile fare un’ipotesi, anche se è evidente che primao poi i consorzi, realtà quasi tipicamente piemontese, termineranno la loro esistenza. Tuttavia, con l’obiettivo di mantenere il bilancio in equilibrio, cercheremo di offrire il massimo dei servizi possibili fino a scadenza. Il nostro impegno sarà spasmodico».

Pochi soldi per le opere

Il bilancio di previsione per l’esercizio finanziario 2012, approvato mercoledì scorso dal Consiglio comunale con il voto contrario della minoranza, non ha riservato sorprese. A fronte di minori trasferimenti statali l’Amministrazione ha deciso di incrementare l’aliquota dell’Imposta municipale unica sull’abitazione diversa dalla prima casa, facendola salire dal 7,6 per mille previsto dalla riforma Monti all’8,1 per mille – molto meno del 10,6 stabilito come massimo dal decreto «salva-Italia».

L’Imu sulla prima casa è stata fissata al 4 per mille – ma sono possibili detrazioni dai 200 ai 400 euro a seconda dei figli a carico con meno di 26 anni. L’Amministrazione ha messo in preventivo 250 mila euro che si spera di incamerare dagli accertamenti sull’ex Ici e sulla Tarsu evase. La cifra concorre, insieme all’incremento dell’aliquota Imusugli immobili diversi dalla prima casa (circa 600 mila euro) e alla riduzione del 10 per cento dei compensi della Giunta comunale (circa 20 mila euro), a saldare il “buco” lasciato dallo Stato, che trasferirà ad Alba 800 mila euro in meno, i quali si aggiungono ai 600 mila euro tagliati dai provvedimenti precedenti. Non subiranno rincari la Tarsu – nonostante l’ampliamento della raccolta differenziata ai quartieri Moretta e Mussotto – e l’Irpef, stabile allo 0,3 per cento. A questo proposito il Sindaco ha dichiarato che un incremento dell’addizionale sulle persone fisiche avrebbe inciso pesantemente su categorie già in difficoltà. Il pareggio di bilancio – anche se resta da verificare il reale gettito dell’Imu al netto delle detrazioni – verrà raggiunto a 35 milioni e 743 mila euro.

Trovata la “quadra” per le spese correnti, più difficile è stata la definizione del capitolo relativo alle spese in conto capitale. Per via del Patto di stabilità, che continua a condizionare in maniera pesante il bilancio albese, il Comune al momento dispone di soli 400 mila euro da spendere per investimenti. Come ha spiegato l’assessore Foglino, l’unica possibilità è quella di sperare in una nuova regionalizzazione del Patto, nel riconoscimento dello stato di virtuosità del Comune albese e nell’attribuzione del bonus spettante al Comune per aver sperimentato, con grande impegno da parte degli uffici, il nuovo sistema contabile che entrerà in vigore nel 2014. Per quanto concerne le opere, la massima priorità verrà riservata alla scuola media della Moretta.

Marello ottimista, ma l’Imu non va giù al Pdl

Dopo quattro ore di discussione senza respiro, a far scorrere i titoli di coda sul bilancio di previsione è il Sindaco. Nel suo intervento – che prevede il lieto fine – Maurizio Marello ripercorre quanto di buono la sua Amministrazione ha realizzato nonostante la crisi.

L’excursus è condito dall’esempio che, di questi tempi, non ti aspetti: il primo cittadino, convinto di dover incoraggiare la popolazione negli ultimi tempi ha ricevuto lui medesimo diversi incoraggiamenti. Segno che, deduce Marello, la cittadinanza sta approvando il modo in cui si è scelto di affrontare la crisi.

Marello azzarda anche numeri – l’80 per cento dei cittadini avrebbe compreso la necessità di sopportare ulteriori sforzi economici – e si lascia andare a un consiglio “berlusconiano”: accantonare per qualche giorno notiziari televisivi e giornali per evitare di essere risucchiati dal vortice di pessimismo. Se guardato dai banchi di opposizione, il finale è meno positivo: il rincaro dell’aliquota Imu sugli immobili diversi dalla prima casa non farebbe bene allo sviluppo della città.

Lo sostengono i consiglieri del Popolo della libertà, galvanizzati dalla fiducia incassata dal proprio partito che, pochi minuti prima dell’inizio del consesso, ha indetto un’inconsueta conferenza stampa «per dimostrare totale appoggio ai rappresentanti del partito presenti in Consiglio, per dare vita a una nuova fase politica, fatta di comunicazione più puntale ai cittadini, e soprattutto per esprimere dissenso nei confronti della scelta dell’Amministrazione civica di ricorrere alla leva fiscale », come ha spiegato il coordinatore cittadino del Pdl Emanuele Bolla. Il dissenso si è concretizzato nella seduta consiliare, con il voto contrario sul bilancio, portato dal gruppo guidato da Carlo Castellengo.

Il leghista Bruno Ferrero, in controtendenza rispetto ai colleghi di minoranza, avrebbe ritenuto più equo un lieve incremento dell’Irpef, ora ferma allo 0,3 per cento, piuttosto che un aumento della pressione fiscale sugli immobili.

Il Pdl, riconoscendo che il grosso del rincaro è stato determinato dalla riduzione dei trasferimenti statali, non si è limitato a una critica, ma ha avanzato una proposta per scongiurare l’incremento delle imposte a carico dei cittadini. L’opposizione ritiene che si debbano tenere in considerazione i 391.621 metri quadri relativi alla superficie utile delle nuove potenziali edificazioni previste dal Piano regolatore generale, le quali contribuirebbero a incrementare la base imponibile.

Conti alla mano, se applicata la vecchia aliquota sulla seconda casa del 6,75 per mille, si otterrebbe un’Imu da circa 260 mila euro, ai quali vanno aggiunti i circa 250 mila euro relativi a maggiori accertamenti e i circa 100 mila euro frutto dell’aumento della base imponibile per l’emersione di nuovi valori, da accertare sugli anni passati. In totale, una cifra che supera i 600 mila euro.«Un aumento del genere – unito alla reintroduzione dell’imposta sulla prima casa – va a deprimere il mercato immobiliare, il settore edile e il Pil nazionale », ha sottolineato Castellengo. I colleghi di minoranza hanno ribadito la necessità di rivalorizzare il patrimonio comunale immobiliare commerciale e di chiudere le partite aperte, come il cortile della Maddalena. Carlo Bo ha affermato che occorre razionalizzare le spese ancora di più di quanto non si stia già facendo, rendendo più efficienti i servizi adomanda individuale. L’esponente del Popolo della libertà ha puntato la lente di ingrandimento sul Teatro sociale, sul Civico istituto musicale, su museo e impianti sportivi.

«È innegabile che il decreto Monti incida pesantemente sul bilancio comunale: gli albesi, con la nuova Imu, verseranno più di 11 milioni di euro, ma di questi soltanto sei resteranno a disposizione del Comune ». Secondo Bo, la previsione di circa 250 mila euro che la Giunta di Marello spera di incamerare dagli accertamenti sull’ex Ici e sulla Tarsu evase è esageratamente prudente. Il consigliere di opposizione ritiene che l’introito sarà nettamente superiore, come dimostrano i casi del 2009 e del 2010, nei quali le casse di piazza Duomo hanno potuto beneficiare di maggiori entrate per quasi un milione di euro.

Enrico Fonte

Nelle foto (S. Marcato), dall’alto:  il tavolo della Giunta guidata da Maurizio Marello, con al centro il presidente del Consiglio Sebastiano Cavalli; a seguire Roberto Giachino e di nuovo in Giunta la minoranza guidata da Carlo Castellengo.