Dal tavolo verde alle mani degli usurai

GIOCO pericoloso

Usura e gioco d’azzardo, due fenomeni che solo apparentemente appaiono slegati e sono invece connessi, comespiegano gli esperti di Libera, l’associazione contro le mafie di don Luigi Ciotti.

L’usura è una delle attività mafiose più importanti nel nostro Paese. I dati recenti dell’osservatorio Sos impresa di Confesercenti parlano di un giro di affari annuo di 20 miliardi di euro che coinvolge circa 200 mila commercianti, di cui 9.500 in Piemonte.

L’usura costringe alla chiusura 50 aziende al giorno nel Paese e ha bruciato, nel 2010, circa 130 mila posti di lavoro. La categoria più colpita dagli usurai è quella degli esercenti che operano nei settori dell’abbigliamento, delle calzature, dell’agro-alimentare, principalmente rientranti in una fascia d’età che si aggira intorno ai cinquant’anni.

Secondo i dati di Sos impresa, nel 2008, in 193 operazioni antiusura, 38 risultarono riferibili alla criminalità organizzata.Nel 2009, su 243 operazioni, i casi di criminalità organizzata furono 60. Significa che un terzo dell’usura in Italia è in mano ai clan camorristici.

Il gioco d’azzardo è da sempre diffusissimo in Italia: ne sono facile preda le fasce più deboli della società. Libera denuncia un giro d’affari da 76 miliardi di euro l’anno e circa 31 milioni di giocatori nel Paese. Pare paradossale, ma nel gioco investe di più chi ha un reddito basso: giocano il 47 per cento degli indigenti, il 56 per cento degli appartenenti al ceto medio-basso, il 66 per cento dei disoccupati.

Gioco non significa per forza patologia: la grande maggioranza dei giocatori non ha problemi, ma le ricerche internazionali stimano vada dall’1 al 3 per cento la popolazione vittima del gioco patologico: in Italia il dato equivale a una cifra oscillante fra 700 mila e unmilione e 400 mila persone. Il gioco più diffuso è il Gratta e vinci (61 per cento), a cui seguono Superenalotto con il 50 e il Lotto al 41; più in giù troviamo le lotterie (26 per cento), le slot machine (16), le carte (22), il Bingo (16), il Totocalcio (14,7). La nuova entrata, che supera i casinò (7,6 per cento), i cavalli (7,2), le scommesse in agenzia, i giochi telefonici (4,6) è il gioco on line, segnalato dal 12,5 per cento dei giocatori (dati Coordinamento nazionale gruppi per giocatori d’azzardo, Conagga).

Il 66,3 per cento di chi ama il gioco spende meno di 10 euro la settimana, il 14,9 da 10 a 29 euro, il 7,9 per cento da 30 a 49 euro, il 6,5 per cento da 50 a 149 euro e ben il 4,4 per cento dichiara di spendere oltre 150 euro la settimana (645 euro almese). Sempre più spesso le persone che si rivolgono agli “strozzini” sono proprio le vittime del giococompulsivo. È un fenomeno sommerso, ma in costante evoluzione. Chi si gioca tutto si indebita e si rivolge agli “esperti degli interessi gonfiati”, cadendo nella trappola dell’usuraio.

È però ancora troppo basso il numero delle denunce, irrisorio in confronto alle richieste di accesso al “Fondo di solidarietà per le vittime dell’usura e dell’estorsione” e alle richieste d’aiuto rivolte alle Fondazioni antiusura. Spesso, infatti, le vittime non sporgono denuncia per mancanza di strumenti, per vergogna, ma anche per paura.

L’ESPERTO – Crisi e spot fanno credere al miraggio della vincita facile

Colloquio con Maurizio Coppola, psichiatra del Servizio dipendenze dell’Asl Cn2

Coppola, quali sono le dimensioni del fenomeno del gioco d’azzardo sul nostro territorio?

«Si tratta di un fenomeno enorme: in media, il 3 per cento della nostra utenza è interessata dal gioco compulsivo. Ai servizi si rivolgono ancora pochi casi, ma c’è un incremento del 100 per cento annuo, cioè 15 soggetti nuovi che si presentano ogni anno».

Chi si rivolge al Sert? Qual è il tipo di utenza?

«Spesso ai servizi arrivano casi con condizioni economiche disastrate. È raro che arrivino prima, perché solitamente la dipendenza da gioco non viene considerata una malattia. Il comportamento che si sviluppa è uguale a quello di una dipendenza da sostanze. Abbiamo più uomini che donne, anche se sappiamo che tra le donne il gioco è un fenomeno diffusissimo. L’età media del giocatore è compresa tra i 40 e i 60 anni; di solito è un individuo in condizioni socio-economiche medio-basse. Mancano i ragazzini, che sono però in forte crescita, e le persone benestanti».

Che cosa fa il Sert di Alba per loro?

«Al Sert si trova un’équipe multidisciplinare composta da psicologi, medici, educatori, i quali utilizzano un approccio medico (per la cura di quei disturbi correlati come ansia, depressione, ecc.), psicologico e psico-educazionale. In Piemonte esistono anche percorsi di tipo residenziale, ma in ogni caso prevale quello ambulatoriale». Quali sono i risultati? «Chi si presenta spontaneamente risponde meglio al trattamento. Quanti sono spinti dai familiari o si trovano in gravi difficoltà economiche e si rivolgono ai servizi sperando di risolvere i debiti, sono meno aderenti ai percorsi». Il fenomeno sta peggiorando? «Sì, sta peggiorando. In primo luogo, perché c’è una difficoltà economica diffusa e prevale l’idea della vincita facile, “magica”. Inoltre, aumenta l’offerta: la pubblicità in tv dei giochi d’azzardo e le slot machine presenti nei bar. Si sta creando una miscela esplosiva»..

Il male nascosto che mina il Piemonte

«Se prendessimo come riferimento il numero delle denunce, l’usura parrebbe un problema inesistente in Piemonte. Invece, si tratta di un fenomeno sommerso, pur se difficile da inquadrare. Basta osservare l’aumento delle richieste di aiuto al nostro sportello o al Fondo di solidarietà o ancora alle Fondazioni antiusura per capire che il problema c’è ed è molto consistente. Lo sportello Sos giustizia di Libera si occupa dell’accompagnamento legale e psicologico delle persone che richiedono aiuto. Non possiamo fornire un supporto economico, ma siamo un riferimento e una presenza fisica che non abbandona quanti sono in difficoltà. Abbiamo aperto a marzo del 2011 e da allora le richieste sono in forte crescita in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta».

Operatrice dello sportello Sos giustizia di Libera Piemonte (tel. 011-75.76.563, mail sportellotorino@libera.it)

Il capitano Ricchiuti: «L’usura esiste, ma è un fenomeno difficile da colpire»

«Abbiamo indagini in corso in questo momento sul nostro territorio. Quello dell’usura è un fenomeno difficile da penetrare, perché manca la denuncia. Diversamente da quanto accade per l’estorsione – a un imprenditore viene chiesto il pagamento sotto minaccia –, per l’usura è la persona stessa che si spinge a chiedere denaro a qualcuno. Perciò, mentre nel primo caso è più facile rivolgersi alle Forze dell’ordine – e sul nostro territorio c’è una coscienza dell’estorsione consolidata, quindi a un tentativo di reato corrisponde l’immediata denuncia –, per l’usura la situazione è molto particolare. Non si hanno nemmeno dati certi su un fenomeno che resta sommerso, difficile da contrastare. Nel 2009, ad esempio, un commerciante ambulante di Bra prestò denaro con interessi elevatissimi a un imprenditore di Alba, ma si giunse a scoprire l’usura solo quando si arrivò all’aggressione, denunciata: grazie all’attività investigativa si risalì alla causa scatenante, cioè all’usura».

Nicola Ricchiuti, capitano del Comando dei Carabinieri di Alba 

Quando sono i governi a speculare sulla fortuna

Conversazione con Matteo Iori, presidente Conagga

Parliamo con Matteo Iori, presidente del Conagga, il Coordinamento nazionale di gruppi per giocatori d’azzardo che raccoglie enti presenti in tutt’Italia e ha sede a Reggio Emilia. Il Conagga effettua interventi in collaborazione con i Sert (Servizi per le dipendenze delle Asl), formazione e attività legate alla prevenzione, specie per i giovani.

La crisi conta, Iori?

«La diffusione del gioco d’azzardo in Italia è favorita dal contesto sociale, in quanto la crisi economica ha “stimolato” molti italiani a cercare nella fortuna una possibile via d’uscita dalle difficoltà».

E conta la volontà dei governi di fare cassa?

«Al dato della crisi si aggiunge l’esplicita scelta dei governi di promuovere la nascita di giochi d’azzardo sempre nuovi e invasivi nella speranza di trovare la soluzione per le casse dello Stato. L’ingresso delle multinazionali e la pubblicità non fanno altro che peggiorare il fenomeno. Gli articoli 718 e seguenti del Codice penale dicono che in Italia il gioco d’azzardo è vietato, salvo deroghe del Governo. Dato questo impedimento, fino ai primi anni ’90 esistevano poche proposte di gioco: Lotto, Totip, Totocalcio oltre ai casinò autorizzati. Poi, i governi promossero continue “deroghe”, che portarono alla nascita di numerosi nuovi giochi, fino ad arrivare a Silvio Berlusconi, attraverso il quale questi giochi videro una vera e propria “consacrazione”.

Basti pensare al gioco on line, che troverà nuovi sbocchi grazie ai cellulari e alle nuove tecnologie, e alla “lotteria sul consumo”, che invece vedrà ingaggiate le massaie, le quali, andando a fare compere, avranno la possibilità di giocare alla cassa del supermercato il resto della spesa».

Che cosa bisogna fare?

«Per contrastare il fenomeno andrebbero approvate precise correzioni legislative, tra cui l’inserimento nei Livelli essenziali di assistenza della patologia del gioco, in modo da permettere ai giocatori patologici di avere la possibilità di trattamenti sanitari per l’uscita dalla dipendenza. Occorre, poi, attività di prevenzione, ricerca e trattamento sul gioco d’azzardo. Infine, bisognerebbe regolare la pubblicità sui giochi, tutelando le fasce deboli rispetto all’inganno della “vincita facile”».

Maurizio Bongioanni

Foto Corbis