L’Associazione mutilati e invalidi del lavoro ricorda la Filanda di Alba

Correva l’anno 1882, Gazzetta d’Alba era nata da pochi mesi. Il 18 settembre, i cronisti furono testimoni di una strage di operaie, alcune ancora bambine, simile all’evento a cui si riconduce la festa dell’8 marzo, la morte di 129 lavoratrici chiuse in una fabbrica andata a fuoco, che due ricercatrici hanno dimostrato essere un falso storico. Il fatto albese è avvenuto. Allora alla Filanda, poi sede del Consorzio agrario e oggi del centro ricerche Ferrero, lavoravano oltre 400 persone. Quella notte dodici operaie, dai 12 ai 22 anni, morirono nel rogo scaturito da una lampada a petrolio.

Le lavoratrici delle filande, in piemontese filere, venivano dalle famiglie più povere e accettavano condizioni durissime. Molte alloggiavano in locali interni alla fabbrica, in condizioni simili a quelle vissute oggi in India o in Cina. Allora la provincia di Cuneo era una delle prime in Italia per produzione di seta, e a essere impiegate erano soprattutto giovani donne.

Domenica 10 marzo la sezione provinciale cuneese dell’Associazione nazionale mutilati e invalidi del lavoro (Anmil) organizza l’iniziativa Donne, lavoro, infortunio, ieri oggi e domani, che si terrà alle 10 nella sala consiliare di Alba, con la partecipazione del sindaco di Alba Maurizio Marello e con la collaborazione dell’Amministrazione di Cavallermaggiore. La giornata dedicata alla Festa della donna inizierà alle 8.30 con una Messa per i caduti sul lavoro nella chiesa di San Giovanni.

Alle 12.30 i soci Anmil si recheranno per il pranzo alle Due lanterne di Verduno; nel pomeriggio faranno la visita guidata di Alba sotterranea.

a.r.

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