Un gigante dell’evangelizzazione

Il 26 novembre è la memoria liturgica del Beato Giacomo Alberione, che ricorda la sua nascita al cielo, avvenuta a Roma 42 anni fa. Il Beato Alberione è uno dei fondatori più dinamici del secolo scorso, che tutti auspicano possa al più presto giungere alla canonizzazione. Nei confronti di don Alberione, si dà un paradosso. La sua opera è molto nota, la sua persona poco conosciuta, malgrado sia stato un sacerdote creatore di un carisma di sorprendente modernità.


Nato a San Lorenzo di Fossano, in provincia di Cuneo, il 4 aprile 1884, il piccolo Giacomo, avvertì subito il desiderio di diventare sacerdote. Il 25 ottobre 1896, fu accolto nel Seminario di Bra. Si ritirò dal Seminario, per una crisi vocazionale, forse causata dalla lettura di libri dannosi. Dopo alcuni mesi di riflessione, aiutato dal parroco don Giovanni Montersino, fu accolto nel Seminario di Alba. La notte fra il 31 dicembre del 1900 e il primo giorno del 1901 viene ricordata dalla tradizione paolina come la “notte della luce”.
Dopo aver ascoltato un discorso del celebre sociologo ed economista cattolico Giuseppe Toniolo, che esortava i cattolici ad attivarsi in ogni settore della vita sociale, nell’impegno di far penetrare il Vangelo nella società, il seminarista Alberione si pose in adorazione del Santissimo per ben quattro ore, convinto che il nuovo secolo dovesse nascere in Cristo-Eucaristia e che egli stesso dovesse impegnarsi nell’utilizzo dei nuovi mezzi di apostolato. Il 29 giugno 1907, nella cattedrale di Alba, fu ordinato sacerdote.
Per don Alberione, l’evento decisivo per dare vita al suo carisma apostolico, avvenne l’8 settembre 1913, quando il vescovo di Alba, mons. Re, gli assegnò l’incarico di direttore del settimanale diocesano Gazzetta d’Alba. Dopo averne acquistato la proprietà, inaugurò anche una tipografia, che dedicò a San Paolo. Subito alcuni giovani lo seguirono nella nuova avventura della Scuola tipografica. Per tutti era un leader capace di conquistare con la sua dedizione. Furono molti i giovani attratti dalla sua passione apostolica, suscitando non pochi mugugni nel clero diocesano. Lo sguardo profetico del Beato lo spinse non solo a costruire la gigantesca Casa Madre della Famiglia paolina in Alba, ma anche a comprare le dodici macchine di una tipografia milanese fallita.
Il suo instancabile apostolato gli attirò sia le ire dei nemici della Chiesa, sia le accuse di incombente fallimento da parte di buona parte del clero locale. Ma don Alberione superò campagne denigratorie, malattie e incomprensioni con la fortezza di chi confida nel Signore. Dal suo spirito profetico nacquero dieci istituzioni, che, come i tralci di una vite, vivono distinte forme di apostolato.
Un rigoglioso albero apostolico: anzitutto la Società San Paolo, la primogenita delle fondazioni, formata da sacerdoti e discepoli, il cui apostolato è predicare il Vangelo con tutti i mezzi di comunicazione sociale. Poi le Figlie di San Paolo, le Pie Discepole del Divin Maestro, le Suore di Gesù Buon Pastore, (Pastorelle), e l’Istituto Regina Apostolorum (Apostoline).
A queste istituzioni don Alberione affiancò quattro istituti di vita secolare consacrata, nati per santificare i fedeli impegnati nei vari ambiti della società: San Gabriele Arcangelo, Maria Santissima Annunziata, Gesù sacerdote, per i sacerdoti diocesani desiderosi di vivere la spiritualità paolina; Santa Famiglia, per la santificazione delle famiglie, e i Cooperatori paolini, a sostegno dell’apostolato paolino. Nel 1926 realizzò il sogno di aprire una casa a Roma: «Si è a Roma, per sentire meglio che la Famiglia paolina è a servizio della Santa Sede… da Roma partono i mandati per ogni direzione»; e da Roma, la Congregazione si diffuse in tutti i continenti.
Il carisma di don Alberione anticipò alcune linee del Vaticano II: «La Pia Società San Paolo – sono le parole che Paolo VI rivolse ai Paolini il 28 giugno del 1969 – ha realizzato ante et post litteram, molti postulati del Concilio ecumenico nel campo delle comunicazioni sociali. Noi volentieri ve ne diamo riconoscimento, elogio e incoraggiamento». Dopo la lunga e intensa giornata terrena, il 26 novembre 1971, varcò la soglia della vita eterna. Le sue ultime parole furono: «Io prego per voi e voi pregate per me. Avanti. In letizia». Il 27 aprile 2003, papa Giovanni Paolo II lo eleva agli onori degli altari proclamandolo beato.

f.r.