Nicola Sterpone, animatore albese, ci porta dietro le quinte del lungometraggio “Ballerina”

NICOLA STERPONE L’albese Nicola Sterpone parla di “fulmine a ciel sereno” quando racconta della sua passione per l’animazione digitale. Un amore nato inaspettatamente tra i banchi dell’Università, che Nicola  ha trasformato in un lavoro a tempo pieno, che lo ha portato a girare il Mondo. Reduce dall’animazione del lungometraggio “Ballerina”, uscito nelle sale italiane a febbraio, Nicola ha incontrato Gazzetta per raccontare come rendere “viva” un’immagine.

Come è nata la sua passione per l’animazione?

Questo mondo mi ha sempre incuriosito, ma non pensavo potesse trasformarsi in un lavoro. Ho capito che poteva essere la mia strada quando, negli anni dell’Università, ho partecipato ad alcuni incontri di “View conference” a Torino (un festival dedicato all’animazione e agli effetti visivi nda) e ho scoperto le possibilità che questo campo offriva. Dopo il conseguimento della laurea breve al Dams ho seguito un Master d’animazione di un anno: al tempo non esistevano ancora vere e proprio scuole per formarsi in questo campo e quello è stato il primo approccio al lavoro.

Qual è stato il momento di svolta nella sua carriera?

Nonostante collaborassi con alcuni studi ho continuato a studiare, migliorando nel disegno e seguendo corsi d’animazione online. Grazie a uno di questi workshop ho conosciuto Ted Ty, un importante animatore che mi ha offerto un lavoro per “Ballerina” a “L’Atelier Animation”, all’inizio del 2015.

Com’è stato collaborare a questa importante produzione?

Per me collaborare alla realizzazione del film è stata una sfida professionale e personale. Per prima cosa, mi sono dovuto trasferire in Canada, a Montreal, dove tutt’ora vivo. Questo primo cambiamento è stato accompagnato dalla difficoltà di inserirmi in un gruppo che lavorava al film già da un anno, collaborando per gli ultimi 5 mesi di realizzazione. Insomma, ho dovuto seguire indicazioni molto precise per personaggi che tutto il team, eccetto me, conosceva alla perfezione.

Nel frattempo ha lavorato ad altre produzioni?

Sì. Quando “Ballerina” si è concluso ho firmato un contratto con “Mikros Image Canada” e sono rimasto a vivere in Canada. Nell’ultimo anno ho lavorato a “Captain Underpants”, prodotto dalla Dreamworks e basato su una famosa collana di libri americana. In questo caso il mio lavoro è stato più stimolante perché ho potuto vedere la nascita del lungometraggio: lavorando fin dal primo giorno in questo gruppo ho potuto affinare la mia tecnica e, ovviamente, entrare in sintonia con i colleghi e con i personaggi.

In sintonia con i personaggi?

Certo. Mi piace pensare che l’animatore lavori in maniera simile a un attore: deve calarsi in un personaggio e pensare cosa farebbe al suo posto.

Alessia M. Alloesio