Su questo sito utilizziamo cookie tecnici.

Paolo Rossi, sul palco al Sociale «come se Testa fosse a casa»

Gianmaria Testa: a lui è dedicata la decima edizione dell'Alba jazz festival

ALBA Paolo Rossi è nato a Monfalcone il 22 giugno 1953. Da oltre trent’anni calca i palcoscenici nazionali presentando teatro, cabaret, televisione. Interpreta anche grandi classici come Shakespeare, Molière e Bertolt Brecht. Domenica 9 aprile (ore 21) Rossi sarà ospite del teatro sociale Giorgio Busca di Alba per Rossintesta: canterà i brani di Gianmaria Testa, cantautore albese morto lo scorso anno e diventato una icona artistica dell’Albese.

Paolo, qual è il legame tra lei e Gianmaria Testa? «Purtroppo ci conoscemmo soltanto negli ultimi tempi, diciamo da quattro o cinque anni. Testa aveva scritto le canzoni per i miei ultimi due spettacoli. Teatro e musica ci accomunavano in maniera reciproca e complementare. Eravamo amici, ma la data albese non sarà un omaggio o un ricordo nostalgico del cantautore. Il nostro intento non è commemorativo, vogliamo invece rispettare una delle poche e bellissime regole del teatro: fare come se Gianmaria fosse a casa mentre noi ci muoviamo sul palcoscenico. Per quanto talvolta io venga considerato trasgressivo per le mie opere, mi piace attenermi alle tradizioni».

Dunque non tenterete di trasmettere al pubblico alcun messaggio.
«Appena iniziai la mia carriera compresi che i “messaggi” o gli intenti comunicativi nel teatro non servivano. Li lascio ai talk show. La performance albese sarà interattiva col pubblico e dedicherà molto spazio all’improvvisazione. Il tutto arricchito dalla bravura dei musicisti in scena (Emanuele dell’Aquila e i Virtuosi del Carso, ovvero: Stefano Bembi, Bika Blasko, Alex Orciari e Roberto Paglieri), da un allestimento di luci di Andrea Violato e alcuni elementi scenografici realizzati dal pittore Valerio Berruti».

Parlando di Testa, un artista italiano molto più conosciuto all’estero che in patria. Perché secondo lei questa contraddizione?
«Alcune cose non accadono per scelta dell’artista. È piuttosto la “giostra” della vita e del lavoro che ti conduce su strade impensabili. Gianmaria mantenne sempre la propria autonomia, tuttavia fu capace di vincere un disco d’oro. Era famosissimo in Francia, Belgio e Canada. Il problema appartiene alla cultura italiana. Accade per i cantautori come per i ricercatori scientifici e umanistici, che vedono riconosciute le proprie competenze all’estero e non nel proprio Paese».

Perché la cultura italiana sembra restia a valorizzare i talenti di ricerca e dell’arte?
«Nelle mie storie racconto i problemi, le interpretazioni preferisco lasciarle agli analisti».
Matteo Viberti