L’arte e il cinema visti da Ugo Nespolo alla mostra della fondazione Ferrero

L’INTERVISTA Ugo Nespolo, fra i più importanti artisti piemontesi della sua generazione e promotore delle avanguardie artistiche, non poteva mancare alla mostra che la fondazione Ferrero ha dedicato a Dada e Surrealismo. Sabato scorso, al termine della visita, abbiamo raccolto le impressioni del pittore.

Nespolo, anzitutto, le chiederei un commento a caldo su quanto visto oggi. Cosa pensa di questo percorso espositivo?

«Quello che mi colpisce è la varietà di interpretazioni che questa mostra consente. Curiosa perché da intenditori ma accessibile a tutti. Ci sono i grandi nomi che sono un sicuro richiamo, Dalì e Magritte ad esempio, ma si offre anche una letteratura approfondita di un’avanguardia storica che sopravvive ancora oggi. I materiali eterogenei raccolti e la scrupolosa cura per i dettagli danno la dimensione della complessità che ha interessato un movimento che spaziava dalle arti figurative alla letteratura, dalla politica alla filosofia».

La fondazione l’ha invitata a discutere del legame fra cinema e Surrealismo. Quali sono i principali motivi d’interesse?

«Il cinema, negli anni del Dada e del Surrealismo, è un campo di ricerca sperimentale. C’è la necessità di trovare un medium nuovo, un’ulteriore possibilità d’espressione. Un linguaggio che si caratterizza come flusso, disturbante come impone l’estetica del periodo. Poi la storia prosegue e quest’idea di cinema si mescola ad altre. Sopravvive in Europa e alimenta prese di posizione radicali, penso a Guy Debord. Ma soprattutto oltreoceano ci sono esperienze underground e non solo (David Lynch su tutti) che preservano il ricordo di un cinema che vuole scuotere lo spettatore».

Come molti artisti lei si è occupato anche di pubblicità. Quest’ultima non rischia di fagocitare l’arte, di condizionarne il messaggio e invalidarne le finalità?

«Credo sia un pregiudizio duro a morire, ma presto smentito da tante esperienze creative. Insomma, è sciocco non riconoscere l’importanza che la pubblicità riveste nel nostro quotidiano. Per un artista è un ambito di ricerca, un campo di indagine che personalmente ho approfondito. L’arte non perde la propria autonomia, semmai si cala nel quotidiano, interviene, non si risparmia».

Tendiamo ad associare l’attività artistica ai grandi centri urbani. È possibile essere innovatori anche in provincia?

«Al di là delle considerazioni relative all’arte, ritengo che ci si debba aprire al territorio e alla sue opportunità. La mostra in fondazione Ferrero è la prova che laddove ci sono idee brillanti e persone che lavorano con passione, anche i centri più piccoli possono diventare luoghi attrattivi. Certo, ci saranno sempre le “mostrone” ma risultano più arricchenti quei percorsi attentamente studiati, frutto di ricerca non banale. E ben venga che siano dislocati fuori dai grandi centri. Sono un’occasione per viaggiare, per un turismo di qualità».

A che cosa sta lavorando?

«Tanti progetti. Faccio una mostra a Matera, capitale della cultura 2019. Sto ultimando un libro per l’editore Skira e poi continuo a impegnarmi nella promozione di ciò che mi incuriosisce: soprattutto la patafisica, la riscoperta delle avanguardie».

Alessio Degiorgis