Perché “trincare” in piemontese si dice “Cimpé”? Scopriamolo con Paolo Tibaldi

Cimpé: trincare, sbevazzare, tracannare.

Prendiamo in esame un verbo “assetato”. Per l’occasione, brindiamo analizzando tre parole legate tra loro, accomunate dalla stessa lettera iniziale, la c di “cin cin”.

Se ciché, significa masticare tabacco, il cichèt è un bicchierino non molto capiente ma dal contenuto molto alcolico. Per qualcuno il cichèt è anche un rimprovero, forse metafora di un individuo che esce tramortito dalla strigliata subìta, specie in ambito militare. La sua origine parrebbe latina, dove CICCUM rappresenta una “cosa piccola” o una “piccola dose”. Anche il chiquet franco-provenzale è il piccolo pezzo di qualcosa. Oggigiorno il lemma pedemontano è entrato a far parte nell’italiano corrente con la parola cicchetto, così come in quasi tutti i dialetti settentrionali.

Proseguiamo con la parola che dà il titolo: cimpé. Pare arrivi dal basso latino CYMBICUM “piccola barca/recipiente”. In francese chinquer significa bere eccessivamente. Dal Germanico invece SCHENKEN significa “bere, mescere”. Le fonti sono plurime ma tutte attendibili. Con maggiore sicurezza si può pensare a un’origine onomatopeica dalla base espressiva CIMP- che riproduce suoni provocati dai liquidi. Che il cin-cin pronunciato al brindisi arrivi proprio da lì?

Chi conosce in modo pratico le due precedenti parole, non può non saperne le conseguenze, ovverosia l’alterazione data da alcool, l’ubriachezza. La terza e ultima parola che andiamo a vedere oggi è cioch (con la “o” che si pronuncia “u”). La ciucca intesa come sbornia potrebbe essere accostata al ciuco (asino). Andrebbe anche supposta una base espressiva connessa con il latino tardo-medievale CLOCCAM (campana), con riferimento all’andatura barcollante dell’ubriaco che ricorda l’oscillazione della campana. Altra e più probabile provenienza è dall’arabo JUHA (personificazione della sciocchezza) dal nome del personaggio dello sciocco nella novellistica popolare.

E mì cioch, e ti cioch, e chiel cioch; i-i eȓo quaranta tuti cioch! Impossibile non pensare alle situazioni paesane in cui il vino ha preso il sopravvento e si è tornati a casa, quando si è trovata la strada, cioch paid na bìja con conseguenze più o meno rimediabili. Così come è impossibile non pensare alla famosa serenata ciocaton-a con cui Gipo Farassino fece divertire e riflettere tutto il suo pubblico nel secondo Novecento.

Paolo Tibaldi