Il diario del cardinale svela come il Vaticano beffò Hitler

LIBRO «Tutti i giornali tedeschi avevano, come era ovvio, dato molto rilievo all’enciclica contro il comunismo, senza prevedere neppur lontanamente la sorpresa che li attendeva. Intanto dalla Segreteria di Stato fu fatto pervenire, in tutta segretezza, a tutti i vescovi della Germania un certo numero della nuova enciclica contro il nazismo con l’ordine di leggerla la prossima domenica. Ma nulla fu detto o lasciato trapelare ai giornalisti circa il nuovo documento. Se si fosse saputo qualche cosa prima, il Governo tedesco avrebbe senza dubbio impedito la pubblicazione dell’enciclica. Il piano riuscì a meraviglia. Il giorno stabilito, in tutte le chiese della Germania fu contemporaneamente letta ai fedeli la parola del Papa. Fu accolta con venerazione, fu accolta con profonda e sincera commozione. I buoni cattolici tedeschi si sentirono compresi e incoraggiati dal Padre comune».

DIARIO DI UN CARDINALE (1936-1944)
Domenico Tardini
edizioni San Paolo
246 pagine
20 euro

Sul ruolo della Chiesa cattolica, e segnatamente di Pio XII, nella Seconda guerra mondiale si è detto molto, sia a favore sia a sfavore. Molti storici hanno dimostrato come il Papa, che doveva valutare molto attentamente il peso delle sue parole nei confronti dei nazisti per il timore di rappresaglie, si sia adoperato per non lasciare le comunità ebraiche prive di sostegno e protezione. Per questo è interessante poter leggere un testo che ci offre un’idea del clima che si respirava in quegli anni in Vaticano, un libro che ci consente di osservare il funzionamento della macchina della Santa Sede in quei tempi difficili.

Il cardinale Domenico Tardini (1888-1961) fu testimone diretto, essendo stato stretto collaboratore prima di Pio XI e poi di Pio XII nella Segreteria di Stato. Figlio del popolo, di madre trasteverina, era schietto e non le mandava a dire. «In questi fogli, con una forte coscienza della Chiesa immersa nella storia, egli raccoglie fatti e pensieri suoi, sul tema di un giorno, di un colloquio, di una meditazione più lunga, e non rare volte con dovizia di particolari, scrivendo, ma pure raccontando e di tanto in tanto lasciandosi prendere la mano dalla irrefrenabile sua ironia, schietta e arguta, tipicamente romanesca, simpatica ma anche sferzante, sarcastica, che in brevi tratti dipingeva un ambiente, una persona, un interlocutore», così il curatore del testo, Sergio Pagano, prefetto dell’Archivio apostolico vaticano, descrive il porporato. Una raccolta di documenti che ha potuto vedere la luce grazie alla recente apertura agli storici, da parte di papa Francesco, delle carte dell’Archivio vaticano relative agli anni 1939-1958.

c.w