Coazzolo: il paese dove l’arte spunta in mezzo ai filari

COAZZOLO Coazzolo, paesino al margine di Langhe e Monferrato, con neanche 300 abitanti, è portatore di una piccola rivoluzione.  Tra le vigne, negli ultimi anni, sono stati smantellati capannoni che impattavano in modo negativo sull’ambiente, è stato creato un anfiteatro naturale scavato nella collina che ospita performance teatrali e musicali, l’artista britannico David Tremlett ha restaurato una chiesetta, una vigna è diventata una scultura moderna con pastelli colorati che svettano tra i filari ed è stata installata una panchina gigante.

Il paese si è tramutato in una grande opera d’arte a cielo aperto. Oggi, gruppi di turisti osservano le installazioni che uniscono l’ingegno umano al talento della natura. Ma non è il valore attrattivo l’elemento primario della mutazione coazzolese: è il suo aspetto sociale. La collettività sembra oggi al centro di una vitalità nuova, capace di aggregare persone e di costruire un’identità aperta, creativa e disponibile all’incontro con l’altro.  La mente centrale di questa operazione è Silvano Stella, aiutato da molti coazzolesi. Stella è nato in campagna e ha dedicato la vita giovanile al salto in alto. Poi si è trasferito in America diventando disegnatore di vestiti. Al ritorno a Coazzolo ha aperto nel castello il suo studio di design, ma ha trovato una campagna diversa da quella della sua infanzia, luoghi mutati a causa di una maggior distanza relazionale tra le persone e meno coesi di un tempo.

Perciò Stella ha iniziato a lavorare: prima organizzando interventi di mimetizzazione ambientale di capannoni e aree cementificate; poi, nel 2017, inaugurando la nuova chiesetta grazie al lavoro di David Tremlett. «Inizialmente alcuni erano diffidenti, mentre non lo erano gli anziani che, con mia sorpresa, si dimostrarono invece entusiasti. Quando il paese si abituò la chiesetta divenne un punto gravitazionale importante e oggi i turisti si fermano ammirati di fronte alle pareti colorate dell’edificio», spiega Stella.  Oggi il progetto va avanti: «Nei prossimi mesi creeremo un centro culturale. Vogliamo realizzare uno spazio capace di attrarre le nuove generazioni, fornire loro un punto di riferimento sotto l’aspetto musicale, teatrale, seminariale. Prevediamo anche spazi espositivi e un’aula studio. Il progetto è ispirato agli ambienti delle grandi aree metropolitane. Una piccola residenza d’artista, che, tra le altre cose, potrà ospitare chi vuole cimentarsi nella cosiddetta land art, corrente artistica che realizza opere utilizzando i materiali che trova sul territorio come fango, terra, rami, radici».

È probabile che il centro culturale sorgerà in primavera. Sulle opere d’arte diffuse in paese, Stella commenta: «Oggi assistiamo a una sorta di fenomeno-selfie, persone che si fermano di fronte agli oggetti d’arte, scattano una foto e poi se ne vanno. Siamo riusciti a creare elementi attrattivi, il primo passo è fatto. La sfida è quella di accompagnare le persone nella vera conoscenza di queste installazioni, in un rapporto con esse che vada oltre la fruizione immediata. Nei prossimi mesi introdurremo racconti sonori alle opere, in modo che le persone possano apprezzarne la storia, il significato, lo sviluppo».
Stella illustra l’obiettivo sul lungo termine: «Se dovessi sognare mi piacerebbe che Coazzolo diventasse un luogo dove transitano tanti artisti e che le persone abbiano modo di frequentarli, di passare del tempo con loro». Nelle prossime settimane verranno organizzati alcuni corsi di fotografia in cui insegneranno maestri come Guido Harari. «Vedo tutto questo come una forma di restituzione. Mi sento coazzolese e ho avuto la fortuna di viaggiare molto. Adesso cerco di portare a casa quello che ho raccolto in giro per il mondo».

Matteo Viberti