In quanto cristiani, prestiamo ascolto al grido del povero, piuttosto che al frastuono delle armi

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LETTERA AL GIORNALE Gentile direttore, nella lettera su Gazzetta d’Alba del 24 maggio, il signor Giuseppe T. invita gli altri lettori a un confronto e pone una domanda che dovrebbe essere presa seriamente in considerazione: «Un cristiano, o una comunità che si rifà al Vangelo, può giustificare l’uso delle armi per risolvere le questioni politiche?».

Per provare a dare una risposta cerchiamo di ricordare che cosa dice il Vangelo. Già il direttore di Gazzetta ha citato la parola di Gesù di «porgere l’altra guancia». Conviene ricordare anche altri passi: soprattutto «amate i vostri nemici e fate del bene a coloro che vi odiano»; questo invito di Gesù di amare i nemici è ripetuto due volte in pochi versetti nel brano dl Luca 6,27-35. A Pietro che voleva difenderlo Gesù dice: «Rimetti la spada nel fodero, perché tutti quelli che mettono mano alla spada periranno di spada». A queste parole fa eco san Paolo: «Benedite coloro che vi perseguitano, benedite e non maledite», e nello stesso brano: «Non lasciarti vincere dal male, ma vinci con il bene il male». A questi passi si potrebbero affiancare i numerosi inviti di Gesù alla mitezza, alla misericordia e al perdono.

Molti sostengono che sono atteggiamenti che riguardano solo la vita personale, ma non politica. Ma Gesù non è venuto ad annunciare il regno di Dio? E papa Francesco ci ricorda che «la giustizia è uno degli elementi costitutivi del regno di Dio». E giustizia e pace sono indissolubilmente collegati.

Ancora il Papa a proposito della guerra e del ricorso alle armi ha più volte affermato che oggi non si può più parlare di guerra giusta. Anche se nel passato (per esempio nella guerra partigiana) si poteva giustificare il ricorso alle armi, oggi in presenza di armi di distruzione di massa e della minaccia nucleare il Papa scrive nella Fratelli tutti: «Davanti a tale realtà, oggi è molto difficile sostenere i criteri razionali maturati in altri secoli per parlare di una possibile “guerra giusta”. Mai più la guerra!». Conviene ancora ricordare, e non solo per i cristiani, che l’uso delle armi non risolve mai le questioni politiche, ma fa sì che sia la forza a prevalere su qualsiasi diritto o giustizia. In un confronto armato non vince chi ha ragione ma chi ha armi più potenti o sa usarle meglio.

Abbiamo cercato di dare una prima risposta come lettori al signor Giuseppe T., ma sarebbero davvero utili dei momenti di incontro fra persone “che si rifanno al Vangelo”, per scambiarsi idee e soprattutto proposte su questo problema che ci sta coinvolgendo tutti.

 Maria Chiara e Alvise Alba,  località Altavilla, Alba 

Gentili Maria Chiara e Alvise, grazie per la vostra disponibilità al dialogo. Tra l’altro la Chiesa è impegnata nel Cammino sinodale con un tempo dedicato all’ascolto di tutti, credenti e non, perché la verità, almeno quella umana, si costruisce faticosamente nel confronto e nell’accettazione dell’altro, nella Chiesa come nella società civile. E in questo tempo di ascolto, se le nostre “orecchie del cuore” (come direbbe papa Francesco) fossero attente, ci giungerebbe altissimo il grido del povero, del perseguitato, del profugo, di chi è vittima di violenza, in ogni angolo del mondo. Grido che chiede una risposta immediata per alleviarne la sofferenza. È in questa sensibilità all’ascolto e alla risposta concreta che si disvela un atteggiamento di cristiana umanità, di comunione. In altre parole, il cristiano scavalca i metodi “di questo mondo” (quelli delle armi) e profeticamente lavora per costruire “cieli nuovi e terra nuova”. Suonano pertanto stonate e sacrileghe tutte quelle voci che in nome del Dio di Gesù Cristo giustificano violenza e sopraffazione, razzismi e ruberie. Ma il dibattito resta aperto e i lettori di Gazzetta, se vogliono, possono contribuire.

g.t.  

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