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Raccolta differenziata, Alba è agli ultimi posti (INCHIESTA)

Raccolta differenziata, Alba è agli ultimi posti (INCHIESTA)

AMBIENTE 65,8 per cento: è la quota di raccolta differenziata raggiunta dal Piemonte nel 2021, con nove anni di ritardo rispetto all’obiettivo forse ambizioso del 65 per cento fissato al 2012 dalla normativa in vigore. Lo certifica il recentissimo dossier di Legambiente sui Comuni ricicloni, presentato a dicembre.

Nel panorama del Nord Italia, che registra da sempre le migliori performance, la nostra regione è rallentata in particolare dalle province di Alessandria e Torino, che si confermano nel ruolo di zavorre con il 62,5 per cento e il 61,3 per cento di differenziata, in crescita di circa il 2 per cento nel 2021 rispetto all’anno precedente, ma al di sotto degli standard richiesti. A pesare sono soprattutto i due capoluoghi, con le maggiori difficoltà riscontrate nell’area metropolitana torinese.

Vanno meglio tutte le altre province, compresa Cuneo, che raggiunge il 70,7 per cento, in linea con gli altri territori più virtuosi. A svettare è Novara, forte del 79,5 per cento di differenziata. Secondo il dossier, malgrado le criticità che restano in alcune aree, il bilancio del 2021 è comunque positivo per il Piemonte: il numero di Comuni ricicloni è salito a 679, il 57,5 per cento del totale, con un incremento di 76 rispetto all’anno precedente.

Legambiente prende in considerazione anche un altro valore molto rilevante: la produzione di pattume secco residuo di ogni centro, cioè la quantità di rifiuti non differenziabili, che dovrebbe rimanere al di sotto del limite di 75 chili per abitante all’anno. Se si uniscono i due indicatori, sono 125 i Comuni inquadrabili come rifiuti free in Piemonte.

Ma, sul fronte della differenziata, come si posiziona l’area di Langhe e Roero? A livello generale piuttosto bene, come dimostra l’andamento del Coabser (Consorzio albese-braidese servizi rifiuti), che si occupa dell’intero ciclo per i 55 Comuni del territorio, comprese le città di Alba e Bra: oltre a essere il più esteso tra i quattro consorzi della Granda, con un bacino di utenza di 170.483 abitanti, è anche il più virtuoso, con una quota di raccolta differenziata pari al 76 per cento, in crescita rispetto al 74,4 per cento rilevato dall’edizione precedente del dossier di Legambiente. Non solo: si tratta anche della terza migliore performance tra i consorzi di tutta la regione, subito dopo l’84,7 per cento raggiunto dal consorzio gestione rifiuti novarese e dall’82 per cento del consorzio chierese.

I Comuni di Langhe e Roero raggiungono buone posizioni, a partire da Castiglione Falletto, che si aggiudica la medaglia d’oro a livello provinciale, grazie all’89,33 per cento di differenziata, oltre il 2,6 per cento in più rispetto all’anno precedente. Meno positivo il dato sul secco residuo, che supera la soglia prevista, con un valore di 87,2 chili per abitante all’anno, in peggioramento di cinque. Al secondo posto, c’è Bra, che si conferma tra le migliori posizioni della classifica regionale tra i Comuni più popolosi: nel 2021, ha registrato l’89,32 per cento di differenziata e il 72,3 per cento di residuo indifferenziato, al di sotto della soglia del 75, ma con un peggioramento di sei chili rispetto al 2020. A pieno titolo, rimane comunque tra i Municipi rifiuti free.

Se si scende lungo la classifica, dalla terza posizione alla ventesima, sedici sono occupate da altri paesi che afferiscono al Coabser: tra i migliori, Montelupo Albese, con l’89,12 per cento di differenziata e 56,8 chili pro capite all’anno di immondizia residua, con un miglioramento di quasi il 10 per cento e di oltre 20 chili rispetto alla rilevazione precedente; Piobesi si guadagna il quarto posto, con l’88,59 per cento di differenziata e 67,5 chili pro capite all’anno di rifiuto indifferenziato; Guarene, che sale al quinto posto grazie a un miglioramento del 27,5 per cento di raccolta differenziata, fino a superare l’88 per cento, mentre per il secco residuo il centro roerino è passato da 215,6 chili per abitante all’anno a 72,6, registrando così il miglioramento più consistente di tutta la provincia di Cuneo.

Per trovare Alba bisogna guardare ai piani bassi della classifica, fino al 109esimo posto: nel 2021, la città ha registrato solo il 66,94 per cento di differenziata, con un lieve peggioramento rispetto al 2020. Rimane molto elevata la quota di secco residuo, pari a 245,9 chilogrammi per abitante all’anno, con un aumento di oltre sei. Una delle cause principali può essere rilevata nel fatto che, nel 2021, non era stato ancora introdotto il sacco numerato per i rifiuti indifferenziati, che gli altri centri più virtuosi hanno previsto da anni e che sotto le torri è arrivato solo nel 2022. Oltre ad Alba, al fondo della classifica si trovano anche altri Comuni del territorio: Monteu Roero, alla posizione 108 (67,28 per cento di differenziata e 101,4 chilogrammi per abitante di residuo); Montà, 114esimo (con il 66,46 per cento e 138 chili); La Morra, 116esimo (66,3 per cento e 188,4 chili); Santo Stefano Roero (65,5 per cento e 126,3 chilogrammi).

Non si posiziona bene neppure Cuneo, che non va oltre il 95esimo posto della classifica, con una percentuale di differenziata del 69,1 per cento e ben 159,7 chili per abitante all’anno di secco residuo, entrambi valori in peggioramento rispetto all’anno precedente.

Sotto le torri ora si fa sul serio

«Purtroppo, come si evince dal report di Legambiente, nella nostra città in passato non sono state portate avanti politiche efficaci sul fronte della gestione dei rifiuti: il cambio di rotta è evidente dalla seconda parte del 2022, grazie all’introduzione del sacco numerato per l’indifferenziata, a partire dallo scorso luglio». Così commenta lo studio di cui trattiamo in queste pagine l’assessore all’ambiente Lorenzo Barbero, che prosegue: «L’introduzione di questa novità, oltre ad aver portato a una riduzione della produzione di pattume indifferenziato, ha aumentato la quota di raccolta per i materiali differenziabili: se in un primo momento il sacco codificato poteva essere interpretato come un’incombenza in più, oggi sembra aver generato una maggiore sensibilità da parte dei cittadini».

Come evidenziano i dati forniti dal Comune, la produzione albese di rifiuto non selezionato è passata dagli oltre 7 milioni di chilogrammi del 2021 a 5 e mezzo nel 2022, con una riduzione del 37,5 per cento nel periodo tra giugno e novembre. A conti fatti, alla fine dell’anno appena trascorso, è stata registrata una media di circa 189 chili pro capite di rifiuti urbani non riciclabili. Inoltre, è aumentata la quota di differenziata per tutte le altre voci: «Da giugno a novembre, la raccolta di organico è volata del 51,3 per cento, passando da 892.950 chili a 1 milione e 350mila: si tratta di grandi quantità di scarti che finivano, prima dell’introduzione del sacco numerato, nel cestino dell’indifferenziato».

Buoni risultati anche per la plastica (+34,1 per cento), il vetro (+7,7 per cento) e la carta (+7,3 per cento). Si registra peraltro una diminuzione del 14 per cento per la raccolta del verde, che potrebbe essere legata alla siccità e alle caratteristiche climatiche della seconda parte del 2022.

Nel complesso, sempre per i mesi in questione, ad Alba è stato raggiunto il 60 per cento di raccolta differenziata. «È importante precisare che, mentre lo smaltimento del pattume non separato implica un costo di circa 165 euro a tonnellata per il Comune, più si differenzia e più si risparmiamo risorse, che potranno essere reinvestite nel miglioramento dei servizi, basti pensare alla pulizia della città», precisa l’assessore.

Interessante anche il focus sui rifiuti indifferenziati: «Si notano i picchi nei mesi a maggiore affluenza turistica, in particolare in estate e in autunno. La nostra città fa poi i conti con un numero notevole di persone che arrivano da altri Comuni anche per lavoro, istruzione o svago, con un incremento durante i grandi eventi: da 31mila residenti siamo mediamente quasi il doppio, con conseguenze anche sul fronte del pattume. Nonostante questo, si nota un miglioramento pure nei mesi più critici, grazie all’impatto del sacco numerato. Per esempio, se a ottobre 2021 i chilogrammi di immondizia indifferenziata erano stati 680mila circa, nel 2022 sono scesi a 348mila».

I sacchi numerati sono stati ritirati dall’ottanta per cento dei residenti: «Alla quota restante di cittadini, abbiamo inviato una comunicazione, con la possibilità di delegare altre persone al ritiro. È ipotizzabile che, tra chi non ha aderito alla campagna, ci siano individui con residenza in città, ma domiciliati altrove. In ogni caso, i cittadini raggiunti sono numerosi: la percentuale non è molto diversa da quella di Bra, dove il servizio è attivo da anni».

Nei piani dell’Amministrazione cittadina c’è anche una serie di nuovi incontri in ogni quartiere, per ascoltare i pareri degli albesi sulle modalità della raccolta dei rifiuti.

Il pattume gestito dalla Str

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Giuseppe Dacomo © Marcato

Nel ciclo dei rifiuti, è fondamentale il ruolo del Coabser, che gestisce la discarica e gli impianti di Sommariva Perno, in località Cascina del mago. Nel corso degli ultimi mesi il consorzio locale per i servizi legati ai rifiuti ha vissuto una vera e propria rivoluzione, che ne ha portato allo scioglimento e alla nascita di un ente di area vasta, con il conferimento alla Str (Società trattamento rifiuti, del tutto pubblica) della raccolta e delle altre fasi del ciclo del pattume.

Il Consiglio di amministrazione del nuovo Coabser è stato rieletto per i prossimi cinque anni, con la conferma del sindaco di Pocapaglia Giuseppe Dacomo nel ruolo di presidente. Spiega quest’ultimo: «Il cambiamento risponde alla nuova normativa regionale, che ha portato a un’evoluzione del ruolo dei consorzi, pensati per coordinare le politiche tra Comuni del territorio di riferimento. In effetti, i Comuni che hanno seguito le nostre politiche, hanno compiuto passi in avanti importanti. Mi riferisco in particolare al sacco numerato per i rifiuti indifferenziati, che ha responsabilizzato molto i cittadini. Abbiamo anche inviato alle Amministrazioni una sorta di regolamento tipo, con tutte le politiche che riteniamo importanti, per muoverci in modo coordinato. Oggi è chiaro che non dobbiamo fermarci, perché restano molti altri passaggi ancora da compiere».

In primo luogo, il presidente Dacomo si riferisce al cambio di colore del sacchetto numerato di anno in anno: «In questo modo, gli avanzi dell’anno precedente non saranno cumulabili: avremmo dovuto introdurre questa novità prima della pandemia, ma non è stato possibile». È importante precisare che dal calcolo dei rifiuti restano fuori i numeri delle aziende, mentre sono compresi ristoranti, negozi, altre attività commerciali e piccole realtà imprenditoriali: «Le imprese più grandi hanno contratti con ditte che si occupano della raccolta e dello smaltimento: spesso producono materiali con caratteristiche speciali, che vanno conferiti a impianti fuori dal territorio», conclude Dacomo.  

 Francesca Pinaffo

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