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Per star bene va cambiato il sistema

COMMERCIO – Associarsi è la miglior difesa contro un nemico invisibile. La Regione corre in questa direzione: il bando di sostegno a favore degli Organi associati d’impresa (Oadi) – i gruppi di commercianti che hanno unito le forze per sviluppare e rendere economicamente più attivo il settore – è stato appena presentato a Torino. L’obiettivo è ideare un percorso mirato a rivitalizzare i cosiddetti “centri commerciali naturali”, soprattutto quelli che subiscono la recessione. C’erano molti rappresentanti al relativo incontro, tra cui quelli albesi. Tutti serrano le file per combattere la crisi. Ma anche a livello provinciale le cose non sembrano andare per il meglio. Ne abbiamo parlato con Marco Martini, responsabile del settore amministrativo della Camera di commercio di Cuneo.

Come sta reagendo alla crisi il tessuto commerciale della Granda, Martini?  «Le cose non stanno andando bene. La crisi è sia reale che psicologica. Parecchie famiglie soffrono per il minore potere d’acquisto dei salari, altre perdono il lavoro e la speranza. Poi ci sono quelle che sono state toccate solo lievemente dalla recessione, eppure spendono meno o pagano in ritardo. Il fattore “paura” gioca un ruolo cruciale, ma finisce per creare circoli viziosi da cui non possiamo uscire».

Un altro fattore importante sembra la confusione. Semplificare il sistema?  «Le semplificazioni tanto promesse dai governi non sono mai avvenute, anzi sovente i cambiamenti normativi concorrono a rendere più complesso il sistema».

Perché questo accade?  «Per via di interessi da difendere, posizioni di rendita da mantenere. È una difesa del sistema finalizzata a mantenere equilibri che non giovano».

C’è il lato positivo nel commercio cuneese?  «Abbiamo alti livelli di esportazione. Alcuni settori (come quello del vino) beneficiano della tendenza, altri meno. Un’altra ancora di salvataggio è il turismo, soprattutto in zone come l’albese. Eppure, per tornare a star bene, bisognerebbe rivedere il modello, il sistema economico in sé».

Matteo Viberti

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