Il TARTUFO spinge il turismo d’estate

IL PUNTO Lo si potrebbe definire “fascino da tartufo bianco”. È quel particolare alone di charme legato al Tuber magnatum Pico che conferisce ad Alba e al suo territorio un’aura di unicità tale da spingere i turisti a visitarla anche lontano dal periodo della Fiera d’autunno, come si evince con evidenza dal reportage, pubblicato in questa pagina. Stabilire in maniera scientifica quale collegamento esista tra il mito del noto fungo ipogeo e l’aumento di visitatori in stagioni per tradizione meno turistiche – come la primavera e l’estate – è difficile, ma i numeri forniti dall’Ente turismo fanno ipotizzare che il mito delle “pepite bianche” giochi un ruolo fondamentale: nell’estate 2013 gli ingressi all’ufficio turistico di piazza Duomo sono stati 29.489 contro i 28.083 dello scorso anno, con un aumento del 5 per cento.

OTTIMA ANNATA

Dati destinati a crescere se farà centro l’iniziativa dell’Amministrazione che, con il contributo economico della Regione, proporrà, in concomitanza con il taglio del nastro al Teatro sociale, un’inaugurazione internazionale della Fiera del tartufo dal Metropolitan museum of art di New York, con la partecipazione della cuoca e scrittrice Lidia Bastianich. Inciderà anche la qualità dei tartufi, che, viste le condizioni climatiche favorevoli, dovrebbero essere ottimi. Conferma il direttore del Centro nazionale studi tartufo Mauro Carbone: «Come gli altri prodotti della terra, anche il tartufo potrebbe arrivare in leggero ritardo,ma ciò non comprometterà per niente l’annata, anzi, le aspettative sono di una stagione lunga e ricca, con tuber di buona qualità». La stagione aprirà il 21 settembre ma circolano già le prime indiscrezioni sul prezzo di una singola grattata, che potrebbe costare intorno ai 25 euro.

STATI GENERALI

Rientra nella stagione del tartufo anche l’incontro che si svolgerà a fine ottobre, ad Alba, tra i rappresentanti delle tredici regioni tartuficole, che definiranno una proposta di legge volta a rinnovare l’attuale normativa nazionale risalente al 1985. «Dal punto di vista fiscale, l’attuale legge crea ingiustizie, come il doppio pagamento dell’Iva che i commercianti sono costretti a versare sia quando comprano il tartufo che quando lo rivendono», spiega l’assessore regionale Alberto Cirio. «In Italia l’Iva a cui sono soggetti i commercianti è al 21 per cento, mentre negli altri Paesi europei è compresa tra il 4 e il 10. La possibile soluzione sta nella nuova politica agricola comune (Pac) dell’Unione europea che potrebbe catalogare il tartufo come un prodotto agricolo, aspetto che se successivamente recepito dalla legge italiana garantirebbe rilevanti sgravi ai nostri venditori».

TRACCIABILITÀ

Il Consiglio comunale di Alba ha intanto approvato all’unanimità l’ordine del giorno proposto dal Centro nazionale studi tartufo per chiedere la revisione della legge. «Migliorare l’aspetto fiscale significa favorire la tracciabilità ambientale, visto che oggi la prima parte della filiera – quella della ricerca – è pressoché “oscura”», ha affermato l’assessore comunale Massimo Scavino. Troppo importante è tutelare la qualità e la provenienza di un brand, il Tartufo bianco d’Alba, che, in Piemonte, genera un fatturato annuo da 50 milioni di euro.

MARCHIO DA SALVARE

Nella direzione della salvaguardia vanno le iniziative della neonata Consulta per la valorizzazione del patrimonio tartufigeno piemontese che, con le risorse ricavate dai tesserini dei trifolao e i contributi regionali, destinerà 200 mila euro ai proprietari di piante tartufigene (circa 180 mila persone che riceveranno 7 euro a pianta), 100 mila euro al recupero e alla gestione delle tartufaie pubbliche, 100 mila euro per due progetti di promozione in vista di Expo 2015 e 100 mila euro per il sostegno delle 20 fiere piemontesi dedicate al tartufo.

Enrico Fonte

IL REPORTAGE • Alba impareggiabile per i turisti

«Vino, tartufo e paesaggio», una risposta scontata alla domanda: «Per quale motivo Alba attira turisti da tutto il mondo?». Per comprendere le preferenze del turista medio, Gazzetta ha realizzato un reportage nelle vie del centro: le testimonianze degli stranieri, dei viaggiatori e dei negozianti pongono sullo stesso piano le eccellenze del territorio e parlano della qualità dei prodotti come elemento fondamentale, capace di sprigionare un “effetto magnetico” sul turista.

La prima riflessione arriva da Jerome, ingegnere nato a Dijon, nel centro della Francia. In piazza Savona scendendo dalla bicicletta da corsa, sfila il casco e comincia a parlare: «Percorro ogni anno le Langhe con mia moglie: i paesaggi sono mozzafiato; credo che chiunque dovrebbe conoscere le colline albesi: sono impareggiabili. Senza dubbio la grappa al Barolo, i vini e la gastronomia rendono affascinante la zona, ma è la convivenza di molte caratteristiche a renderla impareggiabile».

In via Maestra Celia e suo marito contemplano i palazzi. Sono originari di Londra, e per la prima volta visitano Alba. «Abbiamo deciso di trascorrere le nostre vacanze in Langa dopo avere letto numerose recensioni positive su blog specializzati in enogastronomia. Ora capisco perché su Internet chiunque ne parla elogia il vino, i panorami e le specialità culinarie, dalla toma al tartufo, alla pasta fresca», dice Lelia. E se chiediamo: «Quali difetti avete trovato?», scambiato uno sguardo col marito, afferma: «Sono soddisfatta: non ho notato alcun difetto in città, tranne forse il poco gusto architettonico nel centro: a costruzioni antiche sono affiancati palazzi moderni e antiestetici; tornerò il prossimo anno, per approfondire e per assaggiare nuove specialità».

Qualche passo più avanti un turista insieme con suo figlio sta scegliendo un prodotto in vetrina: si chiama Frank ed è nato a Colonia. Con il sorriso stampato in viso inizia a parlare: «Alcuni amici mi hanno consigliato di visitare queste zone. Amo il vino e la cultura che lo circonda, quindi Alba è il mio paradiso: le migliori specialità sono prodotte su queste colline. Penso che mi trasferirò qui in vecchiaia: il sole, il verde mi rilassano e le sfiziosità gastronomiche non mancano».

Dopo una stretta di mano e un saluto caloroso è la volta di Thibault, svizzero ventenne, nato a Sion e studente universitario a Losanna. È seduto sulle panchine di piazza Duomo; dopo avere dato un ultimo sguardo al cellulare, alza gli occhi e spiega: «Sono in vacanza con i miei genitori,ambedue appassionati di tartufo: da quando sono bambino ogni anno arrivo ad Alba. Credo sia un luogo sereno: un certo grado di intellettualità si mescola a un grande rispetto per le tradizioni».

Al negozio di prodotti tipici Elio Ratti, due signore olandesi acquistano borsate di salami e discutono sui metodi di conservazione da utilizzare per portare il regalo ai parenti. Per concludere il nostro reportage è utile ascoltare il punto di vista del proprietario dell’esercizio, il quale spiega: «La componente attrattiva di Alba è frutto della qualità enogastronomica dei prodotti e della bellezza dell’ambiente. Non si può definire con certezza quale caratteristica prevalga sulle altre, le percentuali si pareggiano».

mar.vi.

Il tuber va alla Camera

Giovedì 19, la Commissione agricoltura dellaCamera dei deputati tornerà a prendere inesame le due proposte di legge sul tartufo. All’attenzione verrà posto anche l’ordine del giorno approvato dal Consiglio comunale albese, nel quale si chiede di riportare il tartufo in regime di contabilità ordinaria concedendo un bonus ai cercatori per i costi sostenuti, di abrogare l’attuale normativa sulla tracciabilità regionale, riconducendo la legge alla disciplina comunitaria che prevede di conservare la denominazione “Tartufo bianco d’Alba”