Tesoro Tanaro. Un’area protetta lunga 40 chilometri

Quattordici Comuni da Cherasco a Govone uniti per dare avvio all’elaborazione di un protocollo d’intesa: vogliono salvaguardare la fascia fluviale

TANARO TESORO DA SALVARE Sette aree definite, oasi naturalistiche, zone di sosta, piste ciclabili, punti d’accesso ben indicati e persino passerelle per collegare le due sponde: il futuro del Tanaro potrebbe essere in un grande parco esteso tra Cherasco e Govone (lungo quindi circa 40 chilometri).

È quanto prevede il progetto per la valorizzazione della fascia del fiume, il cui iter è iniziato nel 2016, per poi concludersi lo scorso anno. Lo studio di fattibilità, elaborato da un gruppo di professionisti con a capo l’architetto Raffaella Gambino, rientra tra i bandi del Pti, il programma territoriale integrato.
Un progetto di rete ambizioso, che ha coinvolto Alba, Bra, Monticello, Santa Vittoria, Cherasco, Verduno, Roddi, La Morra, Barbaresco, Neive, Guarene, Castagnito, Magliano Alfieri e Govone. Ma anche enti e associazioni legate al fiume dal punto di vista ecologico e turistico, senza dimenticare le imprese che operano sulle sue sponde. Ne è nato un elaborato che fissa gli obiettivi da raggiungere per ridare nuova vita all’area, con i punti critici e una serie di interventi da eseguire.

Tesoro Tanaro. Un’area protetta lunga 40 chilometri 1

In primo luogo, sono state individuate sette aree del fiume con caratteristiche diverse: la confluenza tra il Tanaro e la Stura di Demonte, la zona di Pollenzo e di Bra, il canale di Verduno e l’isolotto, la confluenza del Talloria, la zona di Alba, le rocche di Barbaresco con gli stagni di Mogliasso e, infine, gli stagni di Neive. Per ciascuna, sono stati delineati obiettivi specifici.

Per esempio, per Alba è stata sviluppata l’idea di un parco urbano più ampio dell’attuale parco Tanaro e soprattutto meglio delineato nei suoi confini, con punti di accesso chiari, spazi dedicati agli sport e servizi fruitivi. Esteso dall’ansa del carcere fino alle rocche di Barbaresco, dovrebbe coinvolgere entrambe le sponde, collegate con eventuali passerelle.

Tra gli altri progetti d’ambito, anche lo sviluppo di oasi ecologiche, cioè la valorizzazione delle aree di maggiore interesse naturalistico, con il potenziamento degli habitat e la realizzazione di strutture per l’osservazione e l’educazione al paesaggio. Come per le rocche di Barbaresco, gli stagni di Mogliasso e quelli di Neive, per esempio.

Oggetto di uno sviluppo specifico è anche l’isolotto di Santa Vittoria-Verduno, che viene ripensato come una sorta di giardino, con attività culturali e per il tempo libero all’aria aperta. A fare da filo conduttore tra le sette aree alcuni progetti di rete, a partire da una serie di percorsi ciclabili, da inserire tra quelli a valenza regionale.

DAL PROGETTO ALLE AZIONI CONCRETE

Depositato in Regione, lo studio di fattibilità rappresenta lo strumento essenziale per accedere a bandi regionali ed europei, in modo da reperire i fondi per la realizzazione dei singoli progetti. Ma, per raggiungere questo obiettivo, sono necessari ulteriori passi. Così, a fine novembre, tutti i Comuni coinvolti si sono riuniti per dare avvio a un nuovo iter: l’elaborazione e la sottoscrizione di un protocollo d’intesa mirato a rendere la fascia fluviale una zona di salvaguardia.

Tesoro Tanaro. Un’area protetta lunga 40 chilometri

Ciascuna Amministrazione indicherà per il proprio territorio le aree del Tanaro da tutelare, che verranno inserite in un unico documento. Dopo il via libera regionale, le zone di salvaguardia confluiranno nel piano regolatore di ciascun Comune.

Sottolinea Rosanna Martini, assessore del Comune di Alba, ente capofila del progetto: «Quando tre anni fa abbiamo intrapreso questa strada, ci siamo posti un unico obiettivo: riportare il Tanaro al centro della vita del territorio di Langhe e Roero».

Francesca Pinaffo

Tanaro, tesoro da salvare

MA RESTA IL PROBLEMA DELLO SCARICO ABUSIVO DEI RIFIUTI

Lo scarico abusivo di rifiuti è il principale problema relativo alla fascia fluviale del Tanaro. Lo conferma l’assessore albese all’ambiente Massimo Scavino: «Nonostante l’intensificazione dei controlli, è un problema che permane e che non può essere giustificato in alcun modo, soprattutto quando proviene dall’utenza domestica, che dispone a domicilio di un servizio di raccolta.

I punti che vengono più presi di mira sono la zona del Lago San Biagio, ma anche Piana Biglini e zona Mogliasso: qui sono stati rinvenuti, in varie occasioni, rifiuti di tipo urbano, rifiuti speciali e persino pericolosi, come fitosanitari ed eternit».

In queste aree, dopo un primo intervento a inizio 2018, a dicembre l’Amministrazione ha disposto una nuova operazione di pulizia, che ha interessato anche zona Vivaro e i terreni attorno al ponte strallato. Una situazione critica riguarda anche il campo nomadi Pinot Gallizio, come evidenziato da un sopralluogo del Nucleo ecologico dei Carabinieri di Alessandria del 13 novembre. Dopo gli interventi dei militari, è stata richiesta la bonifica di alcuni tratti di scarpata, interessati dalla presenza di diverse tipologie di rifiuti.

f.p.

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