Ceresole: Italia nostra chiede di ripensare al progetto del Bando distruzione

CERESOLE Italia nostra chiede di ripensare al progetto di demolizione e riqualificazione della cappella Madonna della neve nella borgata Cabasse di Ceresole, candidata al Bando distruzione della fondazione Crc.

Tra i progetti in corsa per il bando distruzione c’è la cappella Madonna della neve a Cabasse di Ceresole.

L’associazione ambientalista, in una nota spiega: «La storica cappella sorge in un antico abitato, citato ad Domos Bassas nel 1552. Il sacro edificio, perlomeno settecentesco, è composto da un corpo di chiesa ad unica navata, da un campanile realizzato perlopiù in laterizio a vista, nonché da un fabbricato addossato lateralmente. Nell’Indagine diocesana del 1869 il parroco di Ceresole d’Alba don Placido Rabino così riferisce a proposito della Santissima Vergine della neve nella borgata Cabasse, distante «2.100 metri» dalla chiesa parrocchiale: “Vi si celebra novena per la festa; Messa, vespro, discorso, benedizione in dì festa; Messa nei dì festivi e in quelli ora soppressi”. Il sacerdote soggiunge che “ne sono patroni i proprietari della borgata”, che “vi fu cappellano” e che “può essere utilizzata per il Santo Viatico». Purtroppo caduta in disuso, da tempo la cappella mariana è in condizioni rovinose. Tuttavia il sacro edificio ricade nel vincolo ai sensi della Legge statale sulla tutela delle cose d’interesse artistico e storico ed è sottoposto alle successive disposizioni del vigente Codice per i beni culturali.

La sezione albese di Italia nostra ha chiesto chiarimenti al Comune e alla Soprintendenza riguardo l’operazione di demolizione e riqualificazione, ritenendo la prima non compatibile con la seconda, a meno che si tratti di rimozione di parti ridotte, effettivamente pericolanti e davvero non recuperabili.

«Non si vorrebbe perdere del tutto anche questo bene storico-architettonico», prosegue la Italia nostra. «Purtroppo a Ceresole è ancora irrisolto il grave caso della struttura quattrocentesca della cappella campestre della Madonna del buontempo (o delle grazie); forse condannata definitivamente dopo il distacco degli antichi affreschi che decoravano l’interno (trasferiti nel palazzo municipale dopo il restauro), nonostante i ripetuti richiami da parte di “Italia Nostra” espressi più volte fin dagli anni ’70».