Trifola, l’anno che potrebbe non decollare

TARTUFO Una stagione che rischia di non decollare: le recenti chiusure preoccupano chi col tartufo ha a che fare per lavoro e vocazione. Col mese migliore, novembre appena iniziato, e i ristoranti chiusi, si temono flessioni.

Ezio Costa di Monchiero è uno dei decani dei commercianti di tartufo: «Certo non è il 2018. Siamo di fronte a un’annata un po’ scarsa ma con buona qualità e prezzi abbordabili», spiega. La chiusura della Fiera del tartufo, per l’emergenza sanitaria, non ha ancora dispiegato i suoi effetti: «Ci vorrà una decina di giorni per capire le dinamiche del mercato. Ci sono ancora due mesi per fare i calcoli», avverte.
«I privati continuano a comprare ma i ristoranti hanno dimezzato le richieste: non si possono più fare cene». E sulla produzione Costa aggiunge: «Quest’anno va a zone: qui, sotto le rocche di Novello non si è ancora fatto un buco, dalla parte di Monforte e Serralunga invece è diverso. L’area più penalizzata è l’oltre Tanaro: si trova dove ci sono stati temporali».

Andrea Bertone è un giovane trifolao: da Farigliano, la notte, batte l’alta Langa da Belvedere fino a Paroldo, Sale e Ceva: «Ottobre ci ha dato poco ma di alta qualità: ho fatto 4-5 buchi interessanti, la scorsa settimana», spiega. Il periodo di generazione del tuber magnatum Pico si sta spostando: «Ottobre non è più buono come vent’anni fa: fino alla metà del mese, poi, i tartufi non andavano bene. Ora, invece, hanno un bel giallo: la terra è giusta e il clima va bene». Le speranze sono riposte in novembre anche se preoccupano le chiusure: «Con la Fiera d’Alba ferma la richiesta della ristorazione è in calo».
Da un capo all’altro della Langa: ci spostiamo a pochi passi da Barolo, per parlare con un altro trifolao. «Da noi la “buttata” non è ancora iniziata, la stagione vera incomincia ai Santi e va avanti fino all’Epifania: abbiamo un prodotto tardivo rispetto ad altre zone come l’Astigiano e il Roero», spiega il giovane che preferisce mantenere l’anonimato. «Finora non si è trovato granché, certo qualcosetta ma nulla di entusiasmante: mancano quei tartufi da un etto». La ragione? «Fa ancora troppo caldo e i boschi sono verdi: le piante devono essere a riposo per generare» conclude.

Ci spostiamo nel Roero: qui la voce autorevole è quella di Tino Marolo, presidente dell’Associazione tartufai delle rocche del Roero. «Ci aspettavamo un po’ di prodotto in più: abbiamo iniziato a cavare tartufi da fine ottobre. Ci auguriamo una buona riuscita, ma la chiusura dei ristoranti ci preoccupa: nel Roero assorbivano la parte maggiore del prodotto».

Marolo non si sottrae al discorso prezzi: «Si è partiti bassi: oggi le quotazioni arrivano fino a 300 euro l’etto per un tartufo rotondo e liscio; 150 euro il prezzo di base. In media siamo attorno ai 200-250 l’etto, sempre parlando di prezzi al privato».

Con Carlo Marenda del progetto Save the truffle discutiamo della provenienza delle trifole bianche in commercio: «L’areale più produttivo è quello monferrino fra Canelli, Nizza e Acqui, le zone colpite dal nubifragio di luglio. A Moncalvo si è trovato solo negli ultimi giorni».

«Nell’Albese siamo in ritardo e la produzione è piuttosto bassa, la situazione è comunque migliore rispetto al 2017, un anno estremamente siccitoso». I risvolti commerciali dominano il discorso, dopo il decreto del 25 ottobre: «Al momento siamo attorno ai 250 euro di media ma il timore di trovarci a svendere i tartufi a 80 o 120 euro l’etto c’è».

Davide Gallesio