Apro servizi, perdita di 127 mila euro

Con gli occhi pubblici puntati sulle sue finanze, con il personale interno stufo di errori gestionali e con la politica che sorveglia, sono proibiti indugi per Apro formazione. Le ultime vicissitudini, legate alla decisione del Consiglio di amministrazione della scuola di dismettere l’attività alberghiera del castello di Barolo – dove sono ancora installate le strutture per l’alta cucina – avevano preso una piega conflittuale: il Comune di Barolo (socio fondatore di Apro e detentore di una quota partecipativa del 9,63 per cento) si era opposto con veemenza all’«ordine di rientro» formulato dal presidente Apro, Olindo Cervella. La contrarietà era giustificata da ragioni sia contrattuali che economiche, legate alla riscossione dell’affitto. Assieme all’azienda vitivinicola Marchesi di Barolo, il Comune aveva poi «impugnato» (contestato per vie legali) il bilancio consuntivo di Apro. Questi i pregressi che hanno portato al raduno dell’assemblea il 26 aprile. Per capire com’è andata, abbiamo intervistato il presidente Cervella. Durante il Cda si è parlato tra le altre cose del bilancio di Apro servizi, il “ramo” di Apro formazione che si occupa della mensa, degli affitti, della gestione del lavoro.
Quali le cifre, Cervella?  «Il bilancio consuntivo 2011 chiude con una perdita di poco superiore ai 127 mila euro. Ce lo aspettavamo: sulla cifra non incidono i cambiamenti apportati da questo Consiglio di amministrazione, come la sospensione del servizio mensa per esterni o la riduzione del personale. Bisognerà aspettare il 2012 per “osservare” gli esiti delle operazioni di risparmio: il bilancio di previsione di Apro servizi, pareggia su 34 mila euro. Le ipotesi finanziarie risultano coincidere con la realtà: siamo fiduciosi».
A proposito dei tagli: tre dipendenti erano rimasti a casa, e voi avevate promesso di occuparvi di trovare loro una nuova collocazione.   «Tutti e tre i dipendenti della mensa di Apro servizi hanno trovato occupazione. Siamo soddisfatti del risultato. Anche il clima interno della scuola è positivo: la stragrande maggioranza dei lavoratori ha fiducia nell’operato del Consiglio di amministrazione, percepiamo un clima di supporto e rinnovato slancio verso il futuro».
L’“esodo” di Apro dal castello di Barolo ha spalancato le porte del Tribunale: come andrà?  «Il Comune di Barolo ha sfrattato Apro perché morosa nel pagare l’affitto del castello. Abbiamo accettato l’ingiunzione ma non abbiamo pagato le ultime mensilità (la cifra richiesta ammonta a circa 50 mila euro). Perché questa “insolvenza”? Perché siamo creditori nei confronti di Barolo, in virtù degli interventi realizzati all’interno del castello e legati alla scuola di alta cucina. Vedremo come andrà a finire: siamo convinti, comunque, di essere nel giusto».
 Cosa ne sarà della cucina? Qualcuno è interessato al suo utilizzo, oppure le strutture rimarranno inerti? «Siamo in attesa di iniziative da parte di altri enti. Anzi, posso dirle che a oggi le trattative sono in uno stadio particolarmente avanzato. Niente anticipazioni: sarebbe controproducente pubblicare un’informazione del genere quando nessun accordo formale è ancora stato siglato».
E il bilancio 2011? Barolo, proprio a causa dell’abbandono precoce del castello da parte della scuola, è nuovamente ricorso al Tribunale. Cosa accadrà?  «Per risolvere la vicenda il Tribunale ha demandato tutto a un arbitro, il professor Ambrosini di Torino. Mi sento di escludere che venga attribuita la ragione a Barolo, anche perché il bilancio è stato approvato regolarmente e tramite votazione dall’assemblea dei soci. Per il resto, tutti i programmi di questo Consiglio di amministrazione stanno procedendo bene e secondo le aspettative, la scuola sta poco per volta riacquistando il vigore e la salubrità che merita».

 Matteo Viberti

Foto Marcato