La Prima del Nebbiolo

ALBA Con l’edizione 2019, Nebbiolo Prima – il convegno su Barolo, Barbaresco e Roero organizzato dall’Unione produttori vini albesi all’hotel I castelli – ha cambiato pelle. Per prima cosa, ha lasciato il tradizionale periodo di metà maggio per approdare nella parte finale di gennaio (si è chiuso domenica), diventando così una vera anteprima dei vini del Nebbiolo sullo stile di ciò che accade in altre zone. Altra novità ha riguardato i destinatari delle degustazioni: non soltanto i giornalisti, ma anche influencer e master of wine (i superconsulenti internazionali diplomati all’istituto inglese).

Dal punto di vista della proposta informativa, Nebbiolo Prima non si è più limitato alla classica sequenza di degustazioni in forma anonima delle nuove annate dei tre vini (Barolo 2015 e Riserva 2013, Barbaresco 2016 e Riserva 2014, Roero 2016 e Riserva 2015). Alla fase della valutazione sono state aggiunte altre opportunità che hanno reso l’evento più educativo: sono stati allestiti e sviluppati alcuni approfondimenti su temi di grande interesse come le tecniche di potatura, la genetica del Nebbiolo e il comportamento del vitigno nelle diverse situazioni ambientali, ponendo come riferimento principale Langa e Roero.

I partecipanti all’evento sono stati in tutto 53, provenienti un po’ da tutto il mondo. Hanno potuto degustare 285 vini presentati da 201 produttori. La selezione dei partecipanti ha privilegiato l’estero e in particolare i Paesi dove Barbaresco, Barolo e Roero sono poco presenti o dove è difficile far pervenire campionature per l’ampliamento del mercato. I Paesi sono Regno Unito, Norvegia, Polonia, Germania, Francia, Olanda, Ucraina, Svizzera, Germania, Estonia, Russia, Danimarca, Irlanda, Austria, Repubblica Ceca, Finlandia, Canada, Corea, Stati Uniti, Cina, Giappone, India, Taiwan, Filippine e Brasile. La presenza italiana è stata limitata ad alcune testate e a pochi comunicatori Web, relegando la realtà di casa nostra in posizioni secondarie.

Nata nel 1973 da un’idea di Renato Ratti, l’Unione produttori vini albesi, che i più conoscono come Albeisa, è l’organismo che gestisce l’utilizzo della bottiglia che richiama quelle prodotte agli inizi del Settecento. L’associazione oggi raggruppa quasi trecento aziende (297 per l’esattezza) e mette sul mercato 19,5 milioni di bottiglie.

Giancarlo Montaldo