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Nelle scorse settimane sono comparsi sui muri delle scuole superiori albesi degli striscioni che recitavano “La scuola è nostra” a firma del movimento giovanile di destra Azione studentesca. Unanime è stata la condanna delle istituzioni con il sindaco Gatto e l’ex Bo che hanno giustamente ribadito come la scuola sia patrimonio di tutti, scevra da rivendicazioni partitiche. Agli autori del gesto consigliamo la lettura di don Milani, che scrivendo sulla missione universale dell’insegnamento, rammentava come «una scuola che seleziona distrugge la cultura. Ai poveri toglie il mezzo d’espressione. Ai ricchi toglie la conoscenza delle cose». Sempre il priore di Barbiana aveva fatto affiggere nella classe dove faceva scuola ai suoi ragazzi, la scritta “I Care”, cioè “mi interessa, mi sta a cuore”, che è esattamente all’opposto del “Me ne frego” fascista.

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«La bretella non s’ha da fare». Il consigliere Bolla e il sindaco Gatto continuano a tirarsi la bretella. Non ricordano che era dell’Egea la quale adesso non ha più neanche i pantaloni.
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